martedì 13 dicembre 2016

WILD MIXOLOGY: BEVITI L'ALBERO E MANGIATI IL PRESEPE


"L'arte di miscelare ha radici molto antiche che si rifanno alla farmacia, alla medicina e alla cucina ma anche alle fiabe, alla stregoneria romanzesca e all'alchimia. La natura non è mai la ripetizione di se stessa ma una lotta costante contro il pericolo, contro la paura ma soprattutto contro la noiosa prevedibilità della nostra quotidianità".

Il FORAGING, la raccolta di cibo selvatico commestibile, sta facendo capolino anche nel bartending e nella miscelazione avanzata utilizzando piante, radici e frutti del bosco anche per produrre bevande alcoliche o infusioni benefiche,

La cosiddetta "spesa nel bosco" si rifà ai concetti di una vera e propria materia di studio chiamata "Alimurgia": la scienza che si occupa, o meglio si occupava, della sussistenza alimentare in momenti storici di carestia, attraverso l'impiego di piante selvatiche commestibili nella cucina per scelta o per necessità.

Dall'Alimurgia alla Wild Mixology il passo è breve.

LA WILD MIXOLOGY, è un modo del tutto nuovo di concepire la miscelazione. I laboratori di Wooding, padri di questa nuova materia, ci spiegano come sostituire la parte acida di un cocktail che generalmente viene apportata dal ricorso degli agrumi, con preparati fermentati attraverso colonie batteriche, lieviti e fermentazioni indotte. Un mix che riesce a offrire un'acidità molto più controllata e meno conflittuale con il palato oltre che a donare al consumatore un'azione benefica e salutare per la presenza di batteri probiotici.

Non è cosa comune pensare che una corteccia, un abete, una linfa possano considerarsi cibo o ingredienti da miscelazione.

Ma vi dirò di più: vi siete mai immaginati di mangiare muschi e licheni? Per intenderci, il muschio che fa da prato verde di montagna ai vostri presepi natalizi costituisce una parte sostanziale della dieta dell'Artico.

foto di Ragalli Domenico

Quasi ogni lichene è commestibile essendo una simbiosi di funghi ed alghe, dove il fungo ne costituisce la forma, e l'alga il suo sistema operativo interno.

Non c'è quindi bisogno di ricorrere al ristorante giapponese e alle sue insalate di alghe (Nori, Wakame)... iniziate ad utilizzare il muschio e sarete davvero trasgressivi e all'avanguardia!

Ma vi dirò di più: i muschi ed i licheni sono stati utilizzati per più di 50 anni per produrre Alcool.
La Svezia esportò nel resto d'Europa la produzione dell'alcol da licheni come alternativa all'alcool di grano: l'acquavite "AKVAVIT" fu un grande successo.
Altra cosa curiosa infatti è che la parola stessa deriva dal latino e significa "acqua dell vita" così come la radice latina della parola Whisky, che ha lo stesso significato.

Potete quindi, dopo aver attuato un processo di purificazione, utilizzarli per produrre acque aromatizzate e distillati.
Un modo per togliere acidità è quello di prendere circa tre tazze di licheni, coprirli con acqua e aggiungervi circa un quarto di bicarbonato di sodio dopodiché metterli sul fornello e portare ad ebollizione facendo bollire per circa 15 minuti. Scolare e sostituire l'acqua e il bicarbonato di sodio e portare ad ebollizione ancora una volta e far bollire per circa 15 minuti. Scolare, lavare e a questo punto cucinare od essiccare.

Vi regalo quindi l'idea per produrre un facilissimo "liquore di aghi di abete rosso":


PREPARAZIONE:

GEMME O RAMETTI 400 gr
ZUCCHERO 30 gr
ALCOOL 95% 500 ml 
ACQUA 500 ml

Far riposare per quattro settimane i rametti o le gemme infuse nell'alcool in un contenitore ermetico.
Trascorsa la metà del tempo, aggiungervi lo zucchero e far riposare per altri 15 giorni.
Strizzate, scolate e aggiungete acqua per abbassare il grado alcolico.




martedì 6 dicembre 2016

MANGIA IL TUO ALBERO DI NATALE

E'quasi Natale e i centri commerciali pullulano di luci scoppiettanti dai mille giochi e dalle infinite sfumature.
Pupazzi di ogni forma e colore invadono gli scaffali. I bambini piangono, urlano, si dimenano per questo o quel giocattolo da far recapitare al "Babbo Natale" di turno, mentre gli store cinesi, aperti giorno e notte, guadagnano soldi a palate vendendo alberi finti intrisi di petrolio a 9,90 euro.

Per far si che la bufala dell'ecologia del Natale resti solo un vago ricordo, dobbiamo far si che le nostre case continuino tutto l'anno a profumare di festa. 
Come? Vi chiederete...


Comprando un albero vero, mantenerlo in vita conservandolo nel tempo, ed imparare pure a mangiarselo durante l'anno.

Ebbene si: l'Abete rosso, come il Pino, è un ingrediente ricchissimo di Vitamina C. Con i suoi rametti sempre verdi si possono realizzare infusi, farine, decotti, insaporire brodi.
Durante la primavera, le gemme possono essere utilizzate per condire insalate.

PUOI MANGIARE IL TUO ALBERO DI NATALE IN 6 MODI DIFFERENTI: 


PREPARARE UN MIELE AROMATIZZATO

Nei rametti dell'abete vi è sufficiente quantità di resina da poter aromatizzare un barattolo di miele.
Metti in infusione in un Millefoglie abbastanza liquido i rametti: ne bastano 3 cime. Richiudi ermeticamente il coperchio e metti a bollire a bagnomaria per circa 30 minuti.
Fai rapprendere il miele in seguito a temperatura ambiente: esso risulterà ottimo rimedio per disturbi stagionali e assumerà dei toni organolettici balsamici.


FATTI UN TE'

Metti in ebollizione delle cime di Abete in una teiera da tè e procedi normalmente!


GELATINE DI ABETE

Usalo come agente aromatizzante per insaporire lo zucchero o la panna dei tuoi budini, cheesecake o panne cotte, procedendo a caldo come si fa con la bacca di vaniglia. Dacci dentro con l'inventiva!


PESCE AFFUMICATO ALL'ABETE

Crea nel forno una camera di affumicatura con due pentole sovrapposte e lascia bruciacchiare l'abete durante la cottura del tuo pesce al cartoccio, o al forno.
Ottimo con il Salmone, ma anche con un'Orata al sale.


USALO PER IL BARBECUE

Quando procedi con la grigliata, brucialo nei carboni sottostanti la griglia di cottura: l'abete sprigionerà tutta la sua forza balsamica e magica del bosco, insaporendo la carne come si fa con il rosmarino.
Se ti piacciono i sapori forti, invece, crea una salsa d'accompagnamento per l'olio.


CREA UNA FARINA PER IL PANE

Disidrata completamente i rametti prolungando la cottura a bassa temperatura nel forno, o in un ambiente caldo e asciutto (magari sopra una stufa a legna o sul fuoco). Dopodichè sminuzzali al mortaio; la resa è un pò come quella della farina di castagne.
Aggiungili alla tua farina preferita e continua con la normale procedura.


I precursori di questo nuovo modo di fare spesa eco-sostenibile nel bosco ha un nome: si chiama "FORAGING", un fenomeno che da alcuni anni sta investendo il mondo della cucina assieme al mondo del bartending, ma di questo ne parleremo la prossima volta.

Perchè gli abeti e i pini non si mangiano solamente, ma si bevono pure!

Vi do tre nomi e tre motivazioni: Valeria Mosca, Bear Grills Albert e Ferràn Adrià, che giocano da sempre in coppia come le Mosetti al Grande Fratello.

Buon Natale, e.... mi raccomando non rompete le palle, qualunque esse siano!




lunedì 14 novembre 2016

CARBONARA DI FAVE, MANDORLE TOSTATE E FINOCCHIETTO

E'da tempo che non vi dedico una ricetta ed è per questo che voglio condividere con voi questo esperimento culinario
che ho creato ieri.
Sono quelle ricette che si creano per fame quando hai pochi ingredienti nel frigorifero, rivelandosi una vera e propria scoperta per il palato.


INGREDIENTI:

100 gr di fave surgelate
2 uova
100 gr di spaghetti alla chitarra
acciughe
2 capperi
mandorle tostate
una spolverata di finocchietto
pecorino romano
mezzo scalogno
1 presa di cumino.


PROCEDIMENTO:

Create un soffritto con lo scalogno e un filo d'olio in una padella antiaderente e cuocetevi le fave per circa 20 minuti aggiungendo i capperi e un'acciuga. Portate avanti la cottura aggiungendo un mestolo di acqua salata e lasciate procedere a fiamma lenta.



In un contenitore sbattete un uovo intero e il restante tuorlo del secondo. Salate, pepate e aggiungete il cumino.

Dopodichè tostate le mandorle e aggiungetevi un pò di finocchietto. Triturate finemente con un coltello per dare croccantezza al piatto.

Quando le fave saranno cotte, toglietene due cucchiai per la decorazione finale e frullate il tutto con l'aiuto di un frullatore ad immersione.


Una volta creata la crema di fave, scolate la pasta al dente e fatela saltare in una casseruola aggiungendovi acqua di cottura, il pecorino e le uova sbattute. Mescolate con vigore e procedete a creare una crema come quella di una classica Carbonara.


Impiattate e spolverate con le mandorle tostate e il finocchietto.



ET VOILA'!

BUON APPETITO!

sabato 29 ottobre 2016

DOLL MANIPULATION: UN ALTRO MODO DI SAZIARSI

Vi chiederete cosa c'entra una bambola col cibo? 
Al palato non è di certo gradevole, ma esistono infiniti modi di saziarsi, partendo dagli occhi, per arrivare alla mente.
Saziarsi di abbinamenti giusti, di arte, di profumi e di sapori.


Considero le mie istallazioni di doll-manipulation un'arte ludica, un gioco provocante,una denuncia alla ghettizzazione in ogni sua forma: mentale, sociale, sentimentale. Le opere sono contaminate dalla mia vita professionale di bartender/mixologist, nella quale ha imparato a stare a contatto con storie e persone che hanno influenzato la mia vita artistica. Molte delle cose che faccio, sono impreziosite da oggetti che richiamano al mio lavoro: una bottiglia vuota, delle riduzioni di liquore che uso come colori, o magari del sale per dare movimento.
Delle pillole piene di riduzione d'assenzio sono annesse ad una bambola che nuota dentro ad una coppa Martini.

 Nel 2014 ho esposto a Villa Fidelia di Spello un'opera ispirata ai lavori grafici di Massimiliano Poggioni, nel contesto della mostra personale dell'artista “Melting Pot”. 
Nel 2015 ha presentato un'istallazione/performance presso "Open Space for Arts" di Perugia, insieme a Giancarlo Pastonchi, Nicola Fumo Frattegiani e Massimiliano Poggioni. Sempre nel 2015 ha esposto alla Fortezza Medicea di Montepulciano per poi co-ideare la mostra  presso "Ex Fatebenefratelli" intitolata "Art Mosters and Jazz", durante il periodo di Umbria Jazz 2015.


"La mia arte ricorda a tutti che non dobbiamo prenderci troppo sul serio, giochiamo e restiamo bambini più a lungo possibile, benchè dobbiamo essere pur consapevoli che siamo e saremo sempre dei giocattoli del potere di qualcun altro: Mal che vada, beviamoci su"

Domenica, tra una bruschetta al tartufo, due chiacchiere e qualche bicchiere di buon vino,le dolls saranno protagoniste di una nuova esposizione collettiva targata Giulia Giovannini, che prende il nome di "Arte da indossare", nella splendida cornice dello show room "Cemento".
Vernissage a partire dalle ore 18.00.


lunedì 24 ottobre 2016

QUEL TOVAGLIOLO BIANCO (Vol 1) : GREGORIO BORIOSI

Noi food blogger spesso siamo di una noia mortale. A volte è difficile fare la differenza in mezzo ad una stalla di asini che si credono critici di successo. Altrettanto complicato è farci valere, soprattutto da quando TripAdvisor presenzia con la sua App in troppi presuntuosi smartphone, nelle mani di un volgo ignorante che spesso lo usa senza cognizione e dignità.

Oggi con voi vorrei iniziare un viaggio che scava negli animi profondi di chi brucia passione per il proprio mestiere, di chi infiamma con l'amore i fornelli della cucina, cuocendo a fuoco lento vere e proprie opere d'arte sensoriale. Iniziamo così...

Vi vedete sotto casa. Tu la/lo passi a prendere. Lui/lei è impeccabile, profumata/o e pieno di imbarazzo. Vi salutate con un timido "ciao", mentre il suo odore inonda l'abitacolo.
Come in ogni appuntamento che si rispetti, andrete a mangiare sicuramente qualcosa.
"Dove mi porti?", chiede l'ospite curioso. 
A questa domanda di rito che si fonda in una retorica pazzesca, quasi scontata, tu rispondi chiaramente così: "Ti porto in un posto molto speciale per me", mentre nella tua testa vai ripetendo a te stesso/a :"So che ti piacerà, non mi è mai andata male lì".
Questo vale un po' per tutti, persino per me.


Credo siano circa dieci anni che utilizzo la "Vineria del Vasaio" come asso nella manica per sbalordire e ammaliare.
In questo meraviglioso angolo Alto tiberino, ho sfamato i miei più grandi amori. 
A volte li ho visti nascere proprio là, tra  le mura antiche delle volte a crociera risalenti al 1200, dove un antico artigiano vasaio maneggiava la sua creta.
Altre volte, li ho consolidati al profumo di Carbonara e al suono delle magiche melodie di "Battiato a Baghdad", mentre la neve imbiancava i vicoli in una notte d'inverno.

E il "capo de casa" lo sa bene.
Annuncio il mio arrivo, e Gregorio, chef da "one man one show", mi accoglie calorosamente facendomi sentire a casa: il convivio e la maestria non sono di certo dei clienti vergini in loco.

Stasera però, sono venuto alla "Vineria" senza nessun ferro caldo da battere bensì a scoprire, se c'è, il segreto che si cela dietro l'infallibile mira enogastronomica di uno chef di successo.

Vi siete mai domandati se chi vi fa da mangiare, sia mai riuscito ad influenzare, positivamente o meno, un vostro appuntamento?

Personalmente sono venuto a chiederlo per primo a lui (e non a caso), poichè reputo Gregorio una persona sinestetica, artisticamente sensibile e recettiva. Da buon esperto del settore quale è, so che può soddisfare a pieno le mie richieste e curiosità in merito.
Accompagnati dallo schiocco di un tappo di sughero che va, cominciamo.
Un ottimo Pinot Nero "Assieve Podere Fortuna" bagna i nostri calici e scalda la conversazione, mentre facciamo il "fondo" con un tagliere di salumi e formaggi tipici locali.

Saresti in grado di influenzare un appuntamento con i tuoi piatti?

"Beh, non saprei", mi risponde il Maestro, "è una cosa a cui non ho mai pensato però, se vieni a mangiare, significa che hai fame, e se alla fine della cena sei soddisfatto, significa che ci sono riuscito. Se invece, al contrario, fallisco nell'impresa preferisco sentirmi dire: "Mamma mia, quanto abbiamo mangiato male" piuttosto che un silenzio meschino."


Pensi che uno chef abbia la possibilità di influenzare la riuscita di un appuntamento?

"Mi piacerebbe fare una digressione a priori. Gastronomia e eros vanno di pari passo, basti pensare che in alcuni stati Africani, azioni come "mangiare" e "fare l'amore" vengono esplicitati dallo stesso termine. Persino la digestione avviene per fasi , proprio come un approccio amoroso.
Si parte dalla bocca, poi si va alle cosiddette "farfalle nello stomaco" per poi espellere quello che non serve più."


E dimmi, il tuo stato d'animo si riversa nei piatti che cucini?

"Accade, si. Si sente che c'è dietro qualcuno che l'ha cucinato: noi non siamo ogni giorno le stesse persone o le stesse cellule".


Riusciresti a creare un piatto ispirandoti al profumo di una persona?

Qua Gregorio è ferreo. "Non si entra troppo profumati in un ristorante. Molte volte ci capita di chiederci tra di noi "Ma chi è li in sala che profuma così tanto?" Si rischia di mettere a disagio anche il resto dei clienti che vogliono tenere il naso impegnato dai profumi di un buon vino."


Quali sarebbero i tuoi consigli e le tue regole per la costruzione di un piatto che faccia innamorare o, per mettere alla prova la serata romantica di due ipotetici clienti?

"Ti dico innanzitutto che una coppia o un rapporto non si recupera a cena: quest'ultima può aiutare a creare la suggestione del momento.
Giocherei sul servizio di piatti algidi e caldi e anticiperei smaliziando nel cibo il loro dopocena, servendogli una tartare: la carne cruda anticiperà sicuramente i loro assaggi più intimi.
In una pietanza che faccia innamorare si devono abbattere i limiti culinari, esprimendo con garbo anche le proprie debolezze senza presunzione. Un piatto ci racconta: quando si parla degli altri è inevitabile parlare anche di noi, della nostra autostima e della nostra diversità."

Nel frattempo interrompiamo la nostra chiacchierata preparando i palati all'arrivo del piatto ha fatto innamorare un po' tutti i clienti della Vineria e che ha reso veramente famoso Gregorio:
la sua famosissima "Carbonara".



E'con i piatti cosiddetti "poveri" ci si rende conto della raffinatezza, dell'eleganza e della maestria di un buon chef.
L'umiltà ma anche la  ricercatezza emergono senza nessuna ombra di dubbio dal connubio di ottime materie prime, povere ma mai di basso livello.
Il procedimento è studiato nei minimi dettagli e certi segreti, si sa, non possono essere svelati.di
Di certo nell'immaginario collettivo del  food porn, credo che il guanciale non rientri nei giochi erotici di nessuno (nemmeno in quelli di un macellaio) ma in questo piatto l'amore c'è, e si evince ad ogni giro di forchetta.
Ora continuiamo...

Se tu fossi il protagonista di quell'appuntamento, quale piatto vorresti che ti fosse servito a cena dallo chef?

"Un risotto, poichè io non mangio mai risotti. Sarebbe più che altro una sfida. E poi se riso e patate sfamano i 4/5 della popolazione mondiale, credo sia un ottimo punto di partenza per sfamare anche i miei sentimenti."

Facciamo un gioco: se dovessi metterti al posto del barman e viceversa, cosa faresti preparare a lui e cosa prepareresti tu da bere?

"Gli farei preparare un "Aglio, oglio e peperoncino" ed io preparerei un Gin Tonic: 70% Tanqueray, 30% Water Tonic."

La serata oramai volge al termine. Siamo gli ultimi clienti e Gregorio si concede di nuovo a noi per l'ultima sigaretta in compagnia.
Stasera mi sento sazio: di cervello, stomaco, cuore e virtù.
Missione compiuta direi.
Mentre ripercorro a ritroso quel magico vicoletto che ci riporterà alla macchina,  in testa mi risuona un ritornello di una canzone che fa...

"Ti porto a cena con me
 il tuo passato non è invitato
 ti porto a cena perchè vorrei che tu mi togliessi il fiato"

Chissà dove mi porterà questo viaggio gastronomico, ma una cosa è certa: ci meritiamo tutti una notte in buona compagnia di una "trippa piena" e di un cuore caldo.















mercoledì 5 ottobre 2016

CHE MANGIATORE SEI?

foto di Luigi Mengato
IDEA! Da buon food blogger sopra le righe quale sono, mentre stavo leggendo un libro molto interessante che parla della terapia in cucina, mi è saltato molto all'occhio questo test che vorrei riproporvi per giocare un po' con voi.
Vi siete mai chiesti voi chi siete a tavola? 
A quale classe di mangiatori appartenete?
Siete dei Gaudenti, dei Tormentati oppure degli Indifferenti?

Forza dateci dentro e fatemi sapere.

Il test è tratto dal libro Cucinoterapia: Curare, accudire, amare se stessi e gli altri con il cibo di Roberta Schira, edizioni Salani, 2008

1. Al supermercato:


a) scegli il meglio di stagione al banco del fresco
b) stili prima una lista precisa degli acquisti
c) di solito compri qualcosa al volo dopo l'ufficio


2. Il cameriere serve un piatto fumante, presti più attenzione:

a) all'aroma che emana
b) alla quantità della portata
c) assaggi subito prima che si raffreddi


3. In vacanza:
                           
a) calibri i tuoi ritmi secondo l'umore
b) stabilisci un programma piuttosto serrato
c) trovi noiosi i percorsi turistici consigliati


4. Prepari con cura un piatto inedito ma il tuo partner non gradisce. Tu ...

a) lo inviti a cucinare qualcosa di alternativo per sé
b) ti domandi cosa avresti potuto fare di diverso
c) gli rinfacci una scarsa apertura alle novità


5. Nel mondo ci sarebbe bisogno di:

a) più coccole
b) più ordine
c) più libertà


6. Ti lasci coinvolgere di più:

a) da un rapporto solido e duraturo
b) dalle relazioni mordi-e-fuggi
c) solitamente ci metti un po' ad accenderti


7. La tua cucina è:

a) linda e personalizzata
b) è rifornita di ogni utensile
c) hai il necessario


8. Per te il sesso:

a) è un ingrediente fondamentale
b) è un condimento voluttuoso
c) è una spezia esotica


9. La tua canzone straniera preferita...

a) New York, New York interpretata da Liza Minnelli
b) We are the Champions dei Queen
c) Singing in the rain cantata da Gene Kelly


10. Di norma, come affronti la lettura di un libro sul cibo?

a) di gusto
b) di corsa
c) di straforo



A. I GAUDENTI


I Gaudenti associano il cibo a pensieri positivi e gratificanti, e considerano i pasti e lo stare a tavola strumenti per rafforzare l'amicizia, favorire la comunicazione e socializzare. Amano cucinare, visitare gastronomie fornitissime, acquistare libri di gastronomia e ricettari e, sfogliando settimanali o mensili, vanno subito a controllare le pagine dedicate al cibo. In viaggio sono quei turisti che amano scegliere mete enogastronomiche. Spendono volentieri per tutto ciò che riguarda il cibo e la cucina e sono in grado di percorrere anche decine di chilometri per un ristorante stellato. Anche nella scelta del partner considerano indispensabile condividere i piaceri della tavola. Sul lavoro rischiano ogni tanto di rallentare i ritmi, ma i Gaudenti creativi e aperti alle novità risultano infine irresistibili. Essere dei leader è la loro natura.

B. I TORMENTATI


I Tormentati sono in perenne conflitto con il cibo: mangiano troppo o troppo poco. Quasi sempre associano il cibo a pensieri di ansia e sono costantemente preoccupati di qualcosa che ha a che vedere con l'alimentazione: ingrassare, dimagrire, bruciare calorie, curarsi, eccetera. Spesso soffrono di allergie o intolleranze alimentari - vere o presunte. Anche i mangiatori di junk food sono dei Tormentati. In coppia viaggiano come sulle montagne russe: alti e bassi umorali originano momenti di intense emozioni, che vanno dalla passione più accesa alla collera.

C. GLI INDIFFERENTI 



Hai un numero alto di risposte C? Pensa a quanti soldi potrai risparmiare per cene al ristorante Di norma gli Indifferenti sono stati inappetenti da bambini e da adulti si dimenticano di mangiare, troppo presi da attività più interessanti. Ogni tanto vengono colti da un leggero stimolo e piluccano la prima cosa che viene loro a tiro senza preoccuparsi di cucinare. Esiste sempre qualcosa di meglio da fare e stare in cucina è solo tempo sprecato. Odiano gli odori pungenti di certi ingredienti e soprattutto odiano spendere soldi in vettovaglie e ristoranti. In coppia, spesso sono poco collaborativi o, al contrario, piuttosto zelanti ma con uno sforzo inconscio malcelato al partner. Tendono in generale a evitare i conflitti e, una volta costretti ad affrontarli, non sempre riescono a distaccarsene come desidererebbero. Spesso sono colti e un poco asceti. Sul lavoro finiscono spesso per abbracciare la formula del "vivi e lascia vivere", dopo una lunga gavetta emotiva costellata da qualche delusione.

lunedì 26 settembre 2016

GLI UOMINI SANNO DI FORMAGGIO, LE DONNE SANNO DI CIPOLLA

Odore o puzza?? 



Oggi mi piace condividere con voi una ricerca che ho da poco terminato sulla questione degli odori, tema che sto approfondendo molto sentitamente e che mi porterà, spero, alla realizzazione di un progetto eno-gastronomico importante.
La sinestesia ci riguarda tutti ma, per chi non avesse voglia di leggere scientificamente vi do una massima fondamentale:
GLI UOMINI SANNO DI FORMAGGIO, LE DONNE SANNO DI CIPOLLA.

CI AVRESTI MAI PENSATO?
È la nuova frontiera degli appuntamenti al buio: GenePartner, in Svizzera, e ScientificMatch, negli USA, sono agenzie di appuntamenti che promettono di farti incontrare proprio la persona biologicamente predisposta per stare con te.
Funziona tutto come una normale agenzia di appuntamenti online, ma invece di inserire un profilo personale con la tua foto, fai un test del DNA: loro lo decodificano, lo confrontano con i loro database e ti organizzano un incontro con il candidato che ha il DNA più compatibile con il tuo, insomma la tua anima gemella genetica.
Sembra una cosa da film di fantascienza, invece sta cominciando a diffondersi rapidamente, anche grazie ai costi non proibitivi: la speranza di abbandonare definitivamente il paese dei cuori solitari può costare da 99 dollari a poco più di 1000.

È COSÌ FACILE TROVARE IL "VERO AMORE"? 
Ma non è proprio così scientifico trovare l'amore della vita: la scienza non abbraccia davvero il concetto di "anima gemella". Quello che GenePartner e ScientificMatch  vendono è la "chimica" della coppia, cioè la promessa di una migliore e più duratura intesa sessuale.
Per farlo si basano sul collegamento tra il DNA e il fenomeno dell’attrazione: statisticamente, coppie durature e felici hanno DNA diverso tra loro. Inoltre - sempre secondo queste agenzie,  c’è anche una maggiore probabilità di concepire figli sani, anche se lo scopo non ha nulla a che vedere con la riproduzione, tanto che ScientificMatch ha assortito anche coppie omosessuali.

QUESTIONE DI PUZZA

La sequenza di geni coinvolta è quella dell' HLA, legata all'emissione degli ormoni che determinano l'odore di una persona. Poco romantico? Può darsi: ma gli scienziati sostengono che odori e geni influenzino il risultato di un appuntamento galante più di un tramonto sulla spiaggia o una frase poetica detta al momento giusto.

LA RICERCA DELL'AMORE PUZZA!
Una serie di esperimenti sui topi ha rilevato che l’attenzione delle topoline cade sui compagni con DNA differente dal proprio, e che, probabilmente, l'odore è l’indicatore che permette di evitare accoppiamenti all'interno di ceppi genetici troppo simili.
Nel 1995 Claus Wedekind, dell'Università di Berna, ha ipotizzato che lo stesso meccanismo potesse valere anche per noi e ha dato il via alle ricerche sugli esseri umani, coinvolgendo 28 volontari in unesperimento "puzzolente": gli uomini indossavano per 2 giorni la stessa maglietta (senza deodorante!) e poi le donne, annusandola, ne classificavano l'odore a seconda del gradimento. Una successiva analisi dei loro DNA ha suggerito che potremmo funzionare proprio come i topi: l’odore di una persona risulta più attraente se i gruppi HLA sono diversi, e viceversa qualcuno con HLA simile al nostro ci fa strocere il naso.

SO QUEL CHE FARAI
Da allora i genetisti hanno continuato a studiare questa corrispondenza: ad esempio, nel 2005 il Politecnico dell'Università Federale di Paranà, Brasile, ha raccolto gli odori di 58 studenti tramite campioni di sudore e urina, da annusare e classificare. Anche in questo caso, più il DNA tra le "cavie" era simile, meno l'odore risultava attraente, e si è scoperto che questa correlazione è più forte nel caso delle scelte femminili (agli uomini l'odore delle donne piace indiscriminatamente!).
Ma anche se l’odore è importante nella scelta di un partner, il confronto tra il DNA di due innamorati basta davvero a prevedere il comportamento della coppia? È quello che si sono chiesti i ricercatori dell’Università del New Mexico: nel 2006 hanno studiato numerose coppie di sposi e fidanzati negli USA e hanno scoperto che, statisticamente, in presenza di HLA diverso, la vita sessuale è giudicata soddisfacente da entrambi i partner. Per contro,l'attrazione della donna nei confronti del compagno diminuisce nelle coppie con HLA simile, aumentando anche il numero dei tradimenti. Wedekind quindi aveva ragione: c’è una relazione strettissima tra dna, odori e attrazione sessuale. La scelta del partner ha anche una base genetica.


mercoledì 14 settembre 2016

A BORDO DI UN SIDECAR

Questa è una storia dell'anno scorso.


Il locale puzzava di vecchio, stantio ma aveva ancora conservato il suo fascino storico. I tavoli erano ognuno diverso dall'altro e la gente beveva "palloncini" di vino bianco alla spina su bicchieri unti e non igienizzati correttamente.
Mio nonno, uomo paziente, gestiva da umile saggio il circolo ricreativo, sopravvissuto alla Belle Epoque del paesello.
Io, poco più che bambino, ero molto affascinato dall'aroma intenso della polvere macinata del caffè.
Quell'odore intenso e proibito per un bambino, mi faceva sfogare la frustrazione sugli innumerevoli cioccolatini esposti al banco.
Passavo intere giornate a fare i "dispetti" ai vecchietti che giocavano a carte: nascondevo gli assi, rivelavo agli sfidanti le carte dell'altra coppia, toglievo le carte dal tavolo e qualche volta mi prendevo anche un bell'asse di bastoni sulla testa.

C'era un uomo, che di Domenica, arrivava al locale con la sua "moto strana".
Sfilando i guanti di pelle ancora in sella di quella strana cosa (ovviamente agli occhi di un bambino), cercava lo sguardo di approvazione dei suoi compagni di "bevuta" che lo attendevano alla porta.
Appoggiato sul bancone rigato con i gomiti foderati di pelle nera, aspettava che il suo rito fosse compiuto.
Ordinava sempre un Cognac dei peggiori bar di Carcassonne, con ghiaccio e buccia d'arancia.
Tutto d'un fiato, il Cognac scivolava come acqua fresca nelle sue fauci, per poi terminare con un bel "pum" del bicchiere sul bancone, in segno di compiacente appagamento.
Poi, dirigendosi verso di me, mi prendeva in braccio e mi faceva vedere quel suo Sidecar che, brillante al sole, mi sembrava una vera e propria navicella spaziale.
Non mi ricordo il nome di questo caloroso signore, che mi alitava lezzo di alcol in faccia.
Evidentemente questo lezzo mi affascinava di già...

Un spaccato nitido di vita paesana che mi sorride ancora da grande.
Passarono si e no, venti anni.
Era lunedì, il mio day off.
Pioveva, mi sentivo triste. Decido di sfogare le mie angosce nella pasticceria.
Apro il mio sito web di fiducia, e mi sale all'attenzione una torta di Meringa.
Leggendo bene, era una torta sconsigliata ai bambini, in quanto il pan di spagna era bagnato con Cognac. Hai detto proprio Cognac?
E riecco riaffiorare alla mente quell'alcolico e dolce ricordo...
Passo l'intero pomeriggio a cucinare e a leccarmi le dita, fin quando, finalmente seduto sul divano, decido di concedermi una fetta di torta in santa pace.
Squilla il telefono.
"Pronto??" "Ehm si salve...la chiamo da..."
Mi congelo.
Era un'invito a partecipare alla prima edizione della " S... Competition".
Ma ho un problema con le competizioni. Ho un trauma con le gare. Lo ammetto.
"La ringrazio, ci penso su", terminai così la chiamata.

La mente iniziò spontaneamente ad ispirarsi. Il Sidecar è un drink a basa di Cognac, e poi c'è la torta di oggi...
Una valanga di idee mi vennero in mente finchè non concepii la mia personale versione del Drink che "mesciappava" quella giornata piena di ricordi e coccole gastronomiche.
Lo chiamai SIDESUN, come il sole che rifletteva sulle carene della moto del misterioso signore sopracitato.

INGREDIENTI:

Cognac 3,5 cl
liquore alla verbena odorosa 2cl
succo di limone 3,5 cl
5 gocce di chocolate bitter e salsa di soia

Shakerate tutti gli ingredienti e versateli in una coppa a vostra scelta.

Preparate poi una meringa lenta al sifone insaporita allo sciroppo di Parmigiano 24 mesi, liquore all'arancia e timo.

Per la meringa occorre:
700 ml di albume d'uovo pastorizzato
100ml di sciroppo al parmigiano precedentemente infuso
90 ml di liquore all'arancia
3 gocce di essenza al timo

Agitate bene e versate il composto sopra al vostro drink. La spuma che si forma avrà una texture leggiadra e profumata che si adagerà sopra alla parte liquida del drink.


Il connubio Cognac e Meringa mi aprì un mondo.
Non feci volare nessun tavolo da ubriaco da troppi White Lady, ma ho decisamente avuto anch'io una bella "Guerra Mondiale" con me stesso.

Beh, che dire, ovviamente dopo la torta, il Cognac avanzatomi me lo sono scolato e la mia giornata decisamente era diventata un'inno alla colorata infanzia che terminò col "pum" del bicchiere dopo lo shot, in onore di quel simpatico personaggio che oramai credo, non ci sia più.

E ricordate gente, che ognuno di noi è il risultato del suo passato e delle sue esperienze.
Le persone sensibili sono schiave dei loro stessi sensi acuti e infinitamente sviluppati.

Trovate in questo articolo il vostro momento creativo e il vostro senso.
Libera interpretazione e...
Buona Lettura.













mercoledì 7 settembre 2016

UNA NUOVA TAGLIATELLA TONIC

Grazie alle super professionalità dell'amico Massimiliano Poggioni, nonchè grafico e meraviglioso artista, da oggi Tagliatella Tonic ha un suo marchio personalizzato e inconfondibile.
Se una Tagliatella ed un Gin Tonic sono il futuro della Grande Bellezza, possiamo affermare con assoluta chiarezza che "il Poggioni" ha saputo interpretarci al meglio.


Benvenuto logo, siamo proprio in fila con l'uscita mondiale di Perfect Illusion.
#ladygagastatornando

lunedì 5 settembre 2016

UN'AMATRICIANA INDIGNATA


Amici, cari lettori, cari miei followers mi trovo molto sconcertato difronte alla vostra indignazione e al vostro finto perbenismo e qualunquismo che vi rende come sempre troppo "Je suìs Italien".
Tagliatella Tonic è un blog di cucina e si sa, la povera Amatrice era la capitale dell'Amatriciana.
Pertanto mi propongo di analizzare la questione.

L'Amatriciana, si sa, è un piatto originario della tradizione contadina romana di fine 700.
E'la parente stretta della Gricia o Griscia, ricetta da cui ne deriva senza l'utlizzo del pomodoro.
Tutti noi alle sagre, alle feste o a casa nostra abbiamo mangiato un piatto di amatriciana.
Chi alle due di notte per smaltire la sbronza, chi per un pranzo veloce o chi a pranzo dalla nonna la domenica.

E' un piatto POVERO, che ha origini povere e che usa ingredienti poveri.
Il pomodoro veniva piantato dai contadini nei campi, il pecorino romano veniva realizzato a mano nelle case di campagna e il guanciale è la famosa parte grassa del maiale, che rientra nella filosofia del "nun se butta via niente".

Andiamo al sodo...
Vi state scandalizzando della satira infima di Charlie Hebdo sul sisma: scelta più o meno opinabile e rispettabile ma adesso ve le pongo io, se permettete, due domande.

E'stata lanciata un'iniziativa benefica a favore delle vittime di Amatrice che prevedeva il versamento di un euro del ristorante e un euro del cliente per ogni piatto di Amatriciana venduta.
Bella, bellissima iniziativa, ma come sempre, l'Italiano medio MERITA di essere preso in giro perchè il suo senso critico e intellettivo è limitato e a scopo di lucro.
Vi dico il perchè...

SAPETE QUANTO E' IL FOOD COST DI UN PIATTO DI SPAGHETTI ALL'AMATRICIANA?

Facciamo un conteggio medio del costo dei prodotti:
Per la Amatriciana occorrono:

SPAGHETTI 500gr: 90 cent.
PASSATA DI POMODORO: 1,50 (comprensiva di soffritti)
GUANCIALE 150 gr: 2,50
PECORINO ROMANO 100gr: 3,00

Facendo la spesa abbiamo investito circa 8,00 euro.
Ma non abbiamo speso 8 euro per un piatto di Amatriciana.
Abbiamo speso 8 euro per circa 5 porzioni di Amatriciana per un valore unitario di 1,6 euro a piatto.

Bene, ora ditemi, se vendo un piatto di Pasta a 10 euro e due euro vanno devoluti in beneficenza alle vittime di Amatrice quando guadagno?

VE LO DICO IO: 42 EURO!

Non mi risulta ci siano stati francesi beccati in flagrante mentre derubavano le case dei terremotati.
Non mi risulta nemmeno fossero extracomunitari che dormivano negli alberghi.
Mi risulta invece fossero italiani che derubavano ad altri fratelli italiani.

E'facile prendersela con chi ha il coraggio di sputarci l'amara verità in faccia.

Cari italiani, 
siamo proprio quelli che i francesi chiamano "les ecompeton".
W Maria Teresa di Calcutta, abbasso i francesi: credeteci, lo ha detto il Papa.



lunedì 22 agosto 2016

LA VITA NUDA DI UN GAMBERO E QUELLA CRUDA DI UNA MAZZANCOLLA

Sono molti gli aggettivi che usiamo per descrivere una vita difficile e sadica.
Cruenta, lacerante, difficile, violenta... a volte pure cruda.

foto di Marco

Una vita cruda, messa in un tritacarne e lavorata come una carcassa senza speranza, ma che con una nuova forma può ancora plasmarsi in un piacere prossimo da condividere con qualcuno.

Carne cruda, vita cruda e tritacarne rimandano al macello, psicologico e reale della materia prima non ancora lavorata.
Penso ai piaceri e ai dispiaceri di una tavola, alla vita difficile e sacrificante degli chef e del personale di sala e di cucina, a quei poveri piatti cucinati senza senso e sciupati dalle mani di una canaglia troppo saccente.

Ripenso al sacrilegio del pesce fresco lavorato con le vinaigrette e il limone, prego per quei poveri di spirito che mi adagiano i carpacci nella rucola, e chi condisce le ostriche al fine di oscurarne sapore e consistenza.

Giammai vi siederete alla mia tavola, giammai non lo farete per più di una volta soltanto.

Ma vorrei spendere due minuti di silenzio per la vita amara di due crostacei e per il loro triste destino: quando tutto vi sembra perduto, pensate alla vita nuda di un gambero e quella cruda di una mazzancolla.

Una vita difficile per i due master della cruditè di mare dall'identità indefinita; c'è il rischio infatti che, grazie ai dialetti e all'uso errato di termini nella stragrande maggioranza della fattispecie, faccia risultare il gambero come mazzancolla o viceversa.

Ho sentito con le mie orecchie chiamare dallo chef  un bellissimo gambero rosso di Sicilia ..."mazzancolla" ed ho visto quest'ultimo alzarsi così nudo dal piatto, incazzato nero, rimettersi a posto il carapace e dire "No Maria, io esco!"

DIFFERENZE TRA UN GAMBERO ED UNA MAZZANCOLLA

Le mazzancolle generalmente sono grigie e diventano rossastre con la cottura.
I gamberi invece sono di color arancione rossastro, e tendono ad un colore più chiaro se cotti.
Quindi, da crudi, hanno assolutamente dei colori diversi.

Le mazzancolle hanno un sapore più delicato, i gamberi un sapore più deciso e sono generalmente più lunghi.

Chiariti questi punti, affermiamo con chiarezza che la saccenza del gambero è rispettabile solo per una questione di valore e di "razza" o meglio chiamata provenienza.

Mi riferisco alle qualità più o meno pregiate che vi vengono servite, e quindi al prezzo del piatto.
Se siete in un ristorante di livello, i gamberi avranno il loro nome specifico e sarà decantato con orgoglio.

Definiamoci però nell'ubicazione: se il ristorante in questione è situato in Riviera, la mazzancolla o gambero imperiale che dir si voglia, sarà decisamente un prodotto migliore e decisamente fresco, poichè la pesca nel mar Adriatico è molto diffusa.

Quindi, caro amico gambero, spogliati come sai far tu, e non illuderti...te magno lo stesso!

ABBINAMENTO COCKTAIL:

Martini cocktail al sapore di mare:

INGREDIENTI:

Gin Mahon
4 gocce di acqua e sale
Noilly Pratt
Timo fresco

Procedere in un infusione a freddo con il timo nel vermouth schiacciandolo leggermente
Filtrate il tutto in un mixin glass dal ghiaccio limpido.
In e out, Gin Mahon e acqua e sale.
Due gocce di gomma arabica per la texture setosa e servite in una coppetta gelida.
Profumate con del limone lo stelo della coppa.

RISTORANTE CONSIGLIATO IN RIVIERA:

"OSTERIA DEL MINESTRAIO"Riccione.

Ottime ostriche, ottimi crudi di pesce.
Ottimo servizio.
















mercoledì 3 agosto 2016

CARTOLINE DI LIBERTA' E HIERBAS A VOLONTA'


"A volte ho la sensazione di non far parte di questo Mondo, a volte mi sembra di essere nato da un'altra parte", diceva Hercules ai genitori adottivi quando si accorse che proveniva dall'Olimpo.
A me non hanno trovato nessuna collana divina al collo, ma forse un braccialetto dello Space al polso con scritto "la Troya". Sicuramente puzzavo di Hierbas.

Quando l'isola mi catturò avevo appena 19 anni, e avevo terminato gli esami di maturità (che tutt'ora sogno costantemente e mi domando che ci sto ancora a fare sui banchi di scuola a 28 anni), e da lì non mi ha più lasciato.

"Ibiza o ti tiene per tutta la vita, o ti rifiuta. Crederci o meno è lecito, provarlo sulla propria pelle è esperienza mistica", disse il Pirata.
Eravamo seduti lì, al Porto, nei tavolini del suo storico locale. Io stavo male, ero partito incompleto quell'anno: depresso, malato e quasi sull'orlo di farla finita.
Il Pirata mi illuminò dicendo: "Qui le emozioni sono amplificate, portate all'estremo. Se stai bene, diventerai ricco di vita e gioia, se stai male amplificherai il tuo dolore. Lo amplificherai a tal punto che ti sembrerà impossibile da gestire, ma durerà poco. Sarà breve, ma talmente intenso da rigirarti le budella".
E così fu. Passai la mia più brutta vacanza lì fino al penultimo giorno, fin quando l'isola ancora una volta mi salvò e non riuscii a trattenere le lacrime addentrandomi in aeroporto.

Ibiza non è solo nightlife e chupiti, Ibiza è energia.



E' l'isola dei tramonti più belli del Mondo, è l'isola della libertà di essere, della libertà di esprimersi e di vivere in pace con il Mondo. E' l'isola del sorriso e della bella gente...
Ibiza è casa mia.
Quest' anno, per il mio ottavo anno consecutivo, decidemmo di partire in modo rischioso.
Dico rischioso perchè io e miei compagni di viaggio eravamo tre persone che potrebbero essere classificate nell'elenco nero dei distrutti dagli eventi della vita: portare all'isola tutta questa energia negativa condivisa, può essere pericoloso.
Invece Ibiza ci accolse a braccia aperte, ci strinse ancora tra le sue tette da latte, "un pò mamma, un pò porca com'è" e ci consigliò di fare l' amore "fin quando fa male e fin quando ce n'è".
E cosi fu.
Ci sentimmo una grande famiglia, ognuno con i suoi tarli mentali e con i suoi strani vizi, che usavamo per prenderci in giro e farci l'ennesima risata.
Davanti a quella penisola della cucina d'appartamento eravamo schierati così: Io e le mie medicine, per lui sigarette e wifi, per lei la vodka e i ricordi tristi.
E fu amore: fu la bellezza dell'essere veri, senza schemi ne posizioni, senza imposizioni ne giudizi.
Stavamo bene con i nostri difetti e li condividevamo con estrema tranquillità.

Passammo le giornate a mangiare carpaccio di salmone fresco su salsa di guacamole e insalatina verde, contornati dal mare limpido e azzurro delle "Plages de Compte", coccolati dai raggi magenta della "Puesta del Sol" di Benirràs.



Il "Pulpo", il Calamaro e la "Dorada", sono tra i pesci più consumati ad Ibiza.
El "Pulpo alla Gallenga", è un polipo fresco, bollito e sfumato con del vino e ricoperto di Paprika: una delizia alla Bodega, tapaseria romantica sotto le mura di Dalt Villa.

La "Dorada a la plancha" va mangiata alla "Comida san Juan", altro posto frequentato esclusivamente da "trabajadores" ibizenchi e gente del posto.

Se invece volete i vostri bei calamaretti appena pescati camminate lungo la Playa de las Salinas: direzione ultimo chiosco di paglia chiamato "SA TRINX SA".
Musica chillout e ottima sangria vi accoglieranno davanti a una passerella che si tuffa sul mare cristallino tra le rocce.

Di notte, perdetevi tra le strade della città vecchia e fermatevi in Calle Barcelona per un ottimo Mojito o per un chupito dello stesso. Chiedete di Mimì (se c'è).

Continuate poi fino a scoprire Calle de la Virgen e le sue follie.
Cenate tra sontuosi sexy shop e personaggi come Senen, in arte la Petite, favolosa drag queen del 22Bar, locale nel centro della via.

Consiglio la sublime Paella de Marisco di Mama Pomela, al ristorante "Pomelo Pomelo"


dove potrete ammirare la trasgressiva parata della Troya di mercoledì sera, icona della nightlife ibizenca.

Passate dalla cara amica AnnaMaria al Monalisa prima di immergervi nella "fiesta" fino al mattino.

Al ritorno, colazione da Andres, sosia di Salvador Dalì e titolare del "Croissant Show", sull'angolo del Mercato Vecchio.

Per i più tranquilli, Plaza del Parque offre miriadi di locali da bere aperti fino al mattino.

I cocktail ad Ibiza non sono molto elaborati ma puoi comunque trovare degli ottimi prodotti anche al supermercato. L'isola, dopo Minorca, offre una svariata quantità di Gin e soprattutto immancabile è la Hierbas ibizenca: liquore amaricante e corrobante creato con erbe spontanee del loco. Si beve ghiacciato e allungato con dell'acqua.

Non so se e come terminare questo articolo in una maniera arida o romantica. Di certo è che voglio raccontarvi una storia. Quella di Es Vedrà....

"Alla fine dei giochi, conta chi resta e chi non molla la partita a metà. 
Puoi fare una buona mano, ma vince solo chi non ha paura di avere paura"

Hasta lluego.
Simon de Ibiza.















sabato 16 luglio 2016

MENTRE L'ACQUA BOLLE, SCIACQUATI LA BOCCA

C'era una volta Bambino...
Bambino era nato cieco, cresciuto cieco, e vissuto cieco.
I suoi occhi non funzionavano e non sapeva cosa fossero i colori.
Aveva sempre interpretato il Mondo, immaginato "un giallo e un arancio", un rosso vermiglio e un blu cobalto, ma aveva visto sempre e solo tutto nero.
Anche il nero per lui non era un colore, era solo un modo di essere.
In un Mondo senza colori, la notte non può far paura.
Eppure a Bambino, quando i suoi compagni di classe chiedevano: "Bambino, ma tu hai mai visto il Mondo?", lui rispondeva così: "Certo che l'ho visto, è solo che non lo vedo come voi".

I compagni non riuscivano a capire, se ne stavano lì davanti basiti e increduli alla sua risposta e non si permettevano nemmeno di continuare a domandare. Si sà, i bambini ci credono e basta.

Bambino non stava mentendo, lui vedeva.
Vedeva con la bocca, e sentiva con il naso.

Riusciva a colorare il Mondo con le associazioni sensoriali. Per lui la mamma era un'immagine mentale, ma il suo odore era inconfondibile.
Riusciva a chiamare le cose con un colore benchè non avesse mai visto una sfumatura.

La mamma per lui era "rosa". Profumava di fiori e la sua pelle candida sapeva di bucato appena steso al sole: morbida come un petalo di rosa e setosa come il lenzuolo della sua culla. Sapeva di rossetto, come i baci che gli stampava in bocca per affetto.

Papà invece era un giallo ocra per Bambino.
Un' acido testosterone giallo mescolato all'odore del dopobarba alla menta e saponetta. Un'odore che non piaceva molto a Bambino, perchè vi associava la malattia e la sofferenza.

L'odore delle vacanze estive era "celeste". L'acqua salata, la crema solare e gli odori delle cucine degli alberghi per lui erano il color del cielo. Conosceva il color del cielo limpido e lo rendeva molto felice.
A bambino non piacciono le nuvole nere. Non gli piace quando quella brezza consequenziale al passaggio delle nuvole davanti al sole, gli accarezza la pelle.
Lo rendeva incerto, perchè rimaneva poco dell'odore della vacanza, che veniva spazzato via da un
vento salato e meno ricco.
E non gli piacevano nemmeno le persone senza odore.
Vi è mai capitato di incontrare una persona che non sapeva nè di buono nè di cattivo?
Ignavi della sensorialità, figli di una privazione naturale senza un briciolo di emozione.
"Le persone che non odorano, non hanno un colore. E se le persone non hanno un colore, sono simili ai miei occhi, e alla mia notte più nera", diceva Bambino.
"Sono i mostri che si nascondono sotto il letto, mi fanno paura perchè non riesco a sentirli".
"Chi non odora, ha qualcosa da nascondere".

Preferiva la puzza di merda, rispetto all'assenza. La merda di vacca tanto disprezzata, per lui aveva un odore ottimo, perchè gli ricordava dei momenti meravigliosi della sua infanzia passata a giocare coi fiori dei prati, negli anni in cui la primavera non era solamente araba, ma una stagione di passaggio.

Bambino crebbe velocemente. Divenne adolescente, e poi ragazzo, fino a diventare un uomo.
Mise il suo naso e le associazioni di colore al servizio della fantasia del suo palato.

Bambino adorava mangiare, ma non abbuffarsi. Per lui un pasto era un momento di conoscenza. Una cena era sempre un bel ricordo.
La nonna materna era "pasta al pomodoro", rossa e bianca. Succosa, gustosa e piena di parmigiano.
Era la pasta delle sei di mattina che sapeva anche un pò di cioccolato, mista all'odore della moquette impregnata di sigaretta della camera dello zio.
Una coccola...
L'odore dell'abete e del tartufo erano il giorno di Natale. L'odore del ferro arrugginito dei soldi della cassetta salvadanaio, si sposava bene col tutto.
Quei giorni, erano il colore dell "oro e dell'argento".
Giorni di abbracci spezzati di una vita strappata troppo in fretta di  un padre che non era suo padre.
L'oro dei ricordi lo distruggeva a volte.
Ma sapeva che il suo angelo custode profumava di tartufo e vino rosso. Spesso lo andava a trovare nei sogni, e lo avvertiva quando era il momento di cambiar rotta.

Bambino era cieco, ma faceva l'amore.
Amava far l'amore prima di pranzo, quando il sugo era sul fornello e la casa si riempiva di attese.
Bambino godeva quando l'acqua bolliva, e i due corpi aromatizzavano la stanza con i feromoni e l'odore dei liquidi che il sesso emana.

Nel frattempo, gettava i suoi ricordi in un piatto di pasta, e aspettava che la gente finisse di leggere questa pagina e iniziasse a vivere a colori, ognuno con i propri sgargianti colori.
Ma, un piatto di pasta, a volte può nascondere molti più ricordi e debolezze, che un pianto di una notte di solitudine.
Ai miei amici migliori, non ai miei migliori amici.








mercoledì 6 luglio 2016

LA VITA E' UNA PARMIGIANA DI MELANZANE


Nella padella della mia vita, c'è un cielo che cuoce a fuoco alto. Illuminato da stelle appiccicate su un manto viola e sotto verdi foglie, brillano le melanzane. Da sempre il loro color "lutto" mi affascina. Eleganti e uniche, son le regine dell'orto e della tradizione culinaria meridionale.
Le melanzane sono un po come me: si adattano facilmente alla situazione e si integrano bene con gli altri ingredienti.
Se riesci a togliergli la buccia, spessa e scura, dentro sono bianche e  morbide. A volte hanno semi amari al loro interno, ma se sai pulirle e cucinarle, ti regalano emozioni uniche.

Attenzione: per togliergli l'amaro, sarebbe meglio trattarle con del sale: ci vuole dedizione e tempo affinchè l'ortaggio elimini la sua parte amara.

Un po come si fa con la nostra anima dopo una delusione. Bisognerebbe prendere una tinozza, mettervi del sale e immergervi il cervello pieno di pensieri putridi aspettando che si affoghino in quest'acqua di mare da appartamento. Poi, una volta bello spurgato, rimetterselo in testa.
Tutti possiedono del sale in cucina, ma non un cervello.

Quando la melanzana si concede a voi e vi si sdraia sul tagliere, affettate con cura ma tenetela bella stretta: se vi scappa dalle mani, saranno le vostre dita a rimetterci la pelle.
E' spugnosa, assorbe e si lega facilmente, ma si brucia con facilità.
Quando la grigli, occorre che tu sia al centopercento concentrato, con gli occhi puntati sulla padella. Ci hai mai fatto caso che basta un attimo a bruciarle?

Invece, quando si friggono, se le inzuppi in troppo olio, loro continuano a prendere e ad assorbire, ma poi te lo rigettano fuori. Si, te lo risputano tutto nel piatto ed è normale se poi ti viene un gran mal di stomaco. Ecco perchè, dopo averle fritte, devono essere accarezzate con della carta assorbente e adagiate con estrema sensibilità affinchè eliminino piano piano il loro olio, per poi continuare ad essere le tue fedeli serve affettate. Una volta capito il meccanismo delicato, renderanno ancor più eclatante ed avvincente "la mise en place" della vita di tutti i giorni.

Le melanzane devono continuare a stupire.
Ecco perchè un piatto cucinato per me non è una semplice pietanza. E ti spiego il perchè.
Io sono la melanzana (e non la zucchina o il cetriolo razza di stupido cretino idiota), ma per fare una parmigiana che si rispetti mi servono altri ingredienti.
La mia vita è una parmigiana di melanzane, e non di gobbi come voi sempre abituati a prostravi e ad abbassare la testa. Non parlo degli juventini, parlo di quelli che chinano il capo e si inarcano le spalle. Assonanza perfetta con un altro piatto che esiste davvero.
La vita è un susseguirsi di stratificazioni emotive, che se ci pensi bene, ricordano quelli della parmigiana.
Finchè le emozioni ed i ricordi stanno ben distesi e abbracciati tra loro come le melanzane col pecorino, va tutto bene.
Ma basta un mattone a far crollare una fortezza, come chi pretende di tagliarla col cucchiaio: in quel caso si tratta di un commensale stronzo e un mattone scomodo della tua cena.

Per una parmigiana che si rispetti, un buon sugo di pomodoro è fondamentale. Quei sughi rossi, passionali che colorano d''amore vermiglio il piatto.
Non accontentarti del primo sugo in scatola che trovi, anche se ti ha colpito l'etichetta e la confezione colorata e maestosa: dentro, come succede sempre, c'è un veleno ben nascosto che ti ucciderà piano piano.
Allora, creati la tua passata. Pazienta, scegli i pomodori più succosi, quelli più rossi e più sinceri.
Dovrai sicuramente fare alcuni tentativi e la tua prima parmigiana si rivelerà un disastro, ma non disperare: c'è sempre un pomodoro più maturo dietro l'ultima fila che aspetta solo te per essere colto.
Era lì, ma non l'hai mai visto, perchè ti accontenti sempre dei pomodori più facili da raccogliere e più comodi da staccare. Non hai mai tempo, devi fare tutto in fretta. Sbagliato!

E' estate e non vedi l'ora di arrostirti al sole. Spalmati la tua bella crema solare dopo un bel bagno al mare, infila i piedi nella sabbia e cuociti a fuoco lento tra le onde del mare.
Allo stesso tempo, però, fatti adagiare sulla teglia: dai fiducia anche alle mani di un cuoco inesperto e cospargiti di salsa rossa e pecorino.
Fatti infornare a 180° per 20 minuti, e vedrai che bella crosticina che ne esce!
E poi mi dite che la cucina e il sesso sono così diversi?
Tutti hanno bisogno di un pò di porno, persino le melanzane.

Ora basta sproloquiare, godetevi la ricetta di un mio amatissimo chef che è  "Simone Rugiati" e la sua meravigliosa reinterpretazione della "parmigiana di melanzane" al bicchiere (Clicca qui).

Ti Adoro Simo... bel nome soprattutto!

Abbinamento consigliato: Dirty Martini molto secco. E bevetevene fino a sfondarvi.
Oggi così.






martedì 28 giugno 2016

UTLIMO GIRO DI BOA: PANCAKES PROTEICI AL MIELE

Abbiamo faticato tanto per raggiungere i nostri obiettivi e debbo dire che ci siamo riusciti...per lo meno io!
La dieta reality ha dato i suoi buoni frutti sia in campo fisico che psicologico.
Ed ora prima di augurare a tutti una buona estate, voglio concedervi l'ultimo vizio/sfizio che potrete utilizzare come spuntino per tutta l'estate, sia da soli che in compagnia di amici a merenda o colazione.
Ecco a voi i miei "PANCAKES PROTEICI AL MIELE":


Per i Pancakes proteici occorrono:

DOSE PER 10 /12 PANCAKES:

100 gr di proteine in polvere del siero del latte 
50 gr di cacao
1 uovo intero
2 albumi d'uovo
olio di cocco
un pizzico di sale
mezzo bicchiere di latte

Procedete rompendo le uova in una terrina e aggiungetevi il latte ed il cacao amaro mescolando con una frusta il composto.
Piano piano aggiungete le proteine del latte stando attenti a non creare dei grumi (le proteine sono sostitutive della farina).
Continuate a sbattere energicamente e aggiungete un pizzico di sale.
Nel frattempo, in una padella antiaderente, cospargetevi l'olio di cocco e distribuitelo su tutta la superficie eliminando quello in eccesso con della carta assorbente.

Con un mestolo disponete una porzione di liquido al centro della padella, facendolo allargare piano piano.
Abbiate pazienza, è possibile che se la padella non sia abbastanza calda, il primo si rompa.
Riprovate e vedrete che andrà meglio.

Una volta cotti, laciateli raffreddare e cospargeteli con del miele: saranno stupendi!

Buona Estate ragazzi e continuate a seguire Tagliatella Tonic, ho molte sorprese per voi! 

lunedì 20 giugno 2016

I RAVIOLI DI "NONNA ADRIANA"

Chi ancora ha una nonna al suo fianco, non ha bisogno di libri di cucina.
La nonna è un patrimonio enogastronomico fondamentale in ogni cultura. Un pozzo di scienza infusa "a occhio", che del passaparola e dall'osservazione attenta ne ha fatto un'arte.
Oramai molto anziana e testarda, ho impiegato due anni per convincerla a tramandarmi questa esperienza, quasi che "il mio tesoro" se lo volesse portare con se nella tomba, ma alla fine ce l'ho fatta.
Poche mattine fa vissi un'esperienza mistica spolverata di amore eterno, quando la Nonna Adriana mi rivelò la ricetta dei suoi meravigliosi "RAVIOLI RICOTTA E SPINACI".


Perchè dice lei, "SI CHIAMANO RICOTTA E SPINACI, NON SPINACI E RICOTTA"!
Attenzione: ha perfettamente ragione!
I termini della ricetta non sono messi in ordine alfabetico, bensì questa precisazione sta a dimostrare che nella farcitura la ricotta DEVE essere presente in maggiore quantità.

"No, cume fanno quanno vè a magnè al ristorante, che en pieni d'erba perchè spendon meno", afferma Adriana nel nostro dialetto dall'alto dei suoi 89 anni: la sua idea decisa e il suo carattere imponente non la abbandonano.
Una donna forte nata alla fine della Prima Guerra Mondiale, che non ha nemmeno una sua foto da ragazza.
Questo è un regalo che vi concedo, perchè credetemi che, solamente per farmi dare le dosi e cercare di dare un peso e una grammatura agli ingredienti, è stato difficilissimo.

" Ma mel sè di che voi sapè, ma che pesi, la pasta se fa a occhio! Daglie 'ntride sta pasta, movete che en le dieci, che fe la pasta a st'ora, la pasta se fa a la matina presto!" 


Siamo pronti? Avete infilato il vostro grembiule? Facciamo un salto nella vera storia della cucina tradizionale che potrete riproporre anche al vostro ristorante? 

Tecnicamente il piatto conserverà gli errori che fanno bello questo modo di cucinare, proprio perchè la magia deriva propriamente dai segreti sbagliati delle nostre nonne.

Inizio facendo una precisazione: la sfoglia della nonna Adriana DEVE ESSERE TIRATA A MANO E DEVE ESSERE SPESSA, RIGOROSAMENTE SPESSA, SPESSA DA FAR PAURA!

Per la pasta fresca occorre:

700 gr di farina 00;
8 uova;
2 albumi;

Per la farcitura occorre:

600 gr di ricotta di mucca;
100 gr di burro;
40 gr di formaggio Padano dolce;
2 tuorli d'uovo;
150 gr di spinaci;
sale q.b;
noce moscata q.b;

Iniziamo mettendo la farina nel nostro pianale creando la famosa "fontanella", in cui andremo a rompere le "uova nel paniere".
Aggiungete un pizzico di sale e dateci dentro finchè l'impasto non risulti una porzione omogenea.
Lasciate riposare sotto un panno e dedicatevi alla farcitura.


Per la farcitura, iniziate nel triturare finemente gli spinaci e metteteli in una padella dove andrete a farli asciugare un pò a fuoco moderato.
Se c'è molta acqua, scolatela.
Dopodichè aggiungete il burro e lasciatelo sciogliere delicatamente senza friggere. Mantecateli e versateli in una casseruola dove andrete ad aggiungere la ricotta, i due albumi d'uovo e la noce moscata.
Aggiungete il Padano dolce e mescolate.

Riprendete la vostra pasta e dividetela in piccoli panetti.
Iniziate a stendere con il "mattarello", decisi ma non troppo energici, creando una sfoglia tonda e girandola di tanto in tanto.

Posizionate una piccola porzione di farcitura sulla sfoglia e ripiegate la sfoglia su se stessa.
Chiudete ermeticamente con le dita e quando sarete soddisfatte, cucite la pasta con la rotella e tagliate.

Consiglio spassionato: i Ravioli della nonna Adriana, DEVONO ESSERE MANGIATI BURRO E SALVIA, E SPOLVERATI CON UN PO' DI PARMIGIANO.
Stanno benissimo anche con un sughettto semplice di pomodoro e basilico, ma non caricateli di sughi o condimenti pesanti, perchè sono già di per sè una bomba eclatante.

Porzione consigliata: dagli 8 ai 10 a testa (abbinamento perfetto Maalox post pranzo).


"Le nonne sono un pezzo di cielo riflesso negli occhi dei nipoti che vedono sempre troppo magri e sciupati".





Un bacio a tutte le nonne del Mondo...







lunedì 13 giugno 2016

LETTERA AD UN BOCCONE INDIGESTO



meno 4 kg in 3 settimane


Salve amici, i sacrifici danno sempre buoni frutti se accompagnati da una infinita serie di delusioni e bestemmie.
Debbo dire che i miei Gin Tonic non li ho mai traditi anche perchè sono stato costretto a scegliere la mia sedazione migliore in queste notti di difficile convivenza con me stesso.
Indubbiamente ho unito l'utile al dilettevole ma non ho mai perso l'attenzione per il cibo sano.
L'ultima settimana è stata forse la più gratificante delle tre passate, in quanto la voglia di mangiare era misticamente scomparsa.
Le delusioni a volte riempiono lo stomaco molto di più di qualche boccone senza sale.

Ma lo spettacolo deve continuare e continuerà senza indugio.

La dieta reality, è nata come esperimento sociale e come tale, non è solo un consiglio alimentare che si fonda sul mangiar bene ma è anche una condivisione di sentimenti e percorsi emotivi che sono caratterizzanti della nostra vita privata.
Mangiamo quando siamo nervosi, mangiamo quando ci annoiamo, non mangiamo quando soffriamo.
Beviamo troppo quando i pensieri non si fermano dove dovrebbero, affumicandoli con altrettante sigarette inutili.
Dormiamo male e il nostro metabolismo non lavora bene e il giorno dopo ci attacchiamo a dei "perchè" indissolubili sul senso della vita per un uovo cotto male...a volte.

La vita è così, fatta di scelte sbagliate e di delusioni così nude e crude che un Sashimi con la Tenia arrecherebbe meno danni al nostro apparato digerente.
Ma una cosa è certa: vivere per uno scopo e averci creduto fino infondo è il più grande appagamento che uomo può trarre da se stesso. Vivere ogni giorno alla luce del sole i propri difetti e tentare di cambiarli (quando il tuo fisico non rispecchia più il tuo essere) fa di te un eroe, un personalissimo eroe che non si conforma minimamente al destino imposto.

E fregatene se sei un eroe solo per te stesso, piuttosto sentiti bello, bello come il sole a mezzogiorno che acceca degli occhi non preparati a ricevere luce.
Sarai colui che scalderà mille anime, che sgrasserà mille cervelli incrostati di un grasso così difficile da eliminare, ma sarai anche colui che non ce la farà a render pulita quella padella bruciata benchè ti starai rompendo le dita con la spugna e il sapone.
Continuerai a volerla rendere splendente e userai mille prodotti diversi che ti corroderanno le dita che qualcuno sarà pronto a commentare con un "che schifo, guarda le mani di quello".
Ma quegli stolti non sapranno che in quel momento le tue mani erano solo lo strumento di te stesso e che di te e delle tue ragadi non ti importava nulla, perchè volevi trasformare a tutti i costi quella padella del mercato, in una Mondialcasa.
Arrenditi, gettala via, anche se quella padella era ciò che desideravi di più al Mondo e vedrai che il corriere del destino, il giorno dopo ti consegnerà un pacco inaspettato.
Forse non avevi bisogno di una padella, ma di un cuore.

Sii fiero di ciò che sei e di ciò che sei diventato, sii fiero dei tuoi crolli emotivi e delle tue lacrime: arriverà chi ama la tua fragilità e la tua condanna.
Sporcati le mani, ma non farti sporcare mai l'anima. Tienila stretta a te quelle notti in cui sei senza pelle, fragile e indifeso, e non lasciartela strappare da infami "succhiasangue" che si cibano solamente del tuo dolore per accrescere il loro Ego profondo.
Non basarti solo sulla Bellezza esteriore, aiuta ma non serve.
Cura i canoni del tuo spirito e ingerisci con ciò che l'anima ti chiede.
Ma soprattutto, non permettere mai a nessuno di giudicare il tuo passato e farne un'arma a doppio taglio per te e per i tuoi cari.
Sii fiero della tua famiglia particolare, sii fiero di tuo figlio diversamente normale, sii fiero di un padre infermo, di una madre meravigliosa, e dei tuoi nuovi amici.
Mantieni quelle amicizie storiche solo se sono disposte a continuare a capirti e comprenderti e non si affogheranno nel loro stesso bicchiere d'acqua, mezzo pieno o mezzo vuoto che sia.

Devi imparare a stare solo con te stesso! STRONZATE!
Ci sono persone fatte per condividere: un cuore, un pasto, un bicchiere...non importa.
La solitudine è brutta e grigia.
Come lo eri tu quando sei salito per la prima volta su quella bilancia.
Forse adesso peserai di meno perchè i macigni della tua vita non graveranno più sulle tue spalle.
Sfido chiunque a dirmi che nella vita non ha vizi, ma adesso l'unico vezzo che devi concederti come premio della tua forza di volontà è la felicità.

TUTTE QUESTE COSE TI AIUTERANNO A DIMAGRIRE A VEDERTI E SENTIRTI PIU' BELLO CON TE STESSO E RICORDA: QUANDO PENSI DI ESSERE SOLO E ABBANDONATO, LEGGI QUESTO ARTICOLO E PENSAMI ALMENO UN SECONDO.
SAREMO IN DUE.

Ammettiamo che la vita sia come una cena di gala. Vestiti perfetti e di ottima manifattura sfilano sul bordo piscina in una notte d'estate.
Perfette anime in sintonia recitano la parte di saggi critici e parlano del loro meraviglioso lavoro, delle loro vite splendenti e dei loro facili sorrisi.
Possono parlare di tutto quello che vogliono loro, sono ricchi e potenti.
Trangugiano vino e foigràs ma in realtà non sanno che stanno mangiando merda e bevendo piscio.
"Essere libero è niente, divenirlo è cosa celeste".
Amen.