domenica 8 maggio 2016

Quel porco di un "BIO"

foto di Sintram
Sembrerò blasfemo, si lo so, ma arrivati a questo punto c'è tremendamente bisogno di chiarezza.
Sento cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare sul concetto di "BIO".
Vedo gente che bruca direttamente dai prati e porta le pecore a tavola, sento raccontare storie su chi si nutre solamente di verde, chi dorme dentro lo "scanello" (così si chiama da noi in dialetto) dei pomodori dell'orto e si sente "bio", e chi crede che il Veganesimo sia sinonimo di biologico.
Basta!
Non pubblico mai di domenica ma siccome sono molto sensibile all'argomento ho avuto bisogno di tempo per rielaborare i concetti e renderli più "bio", tanto da essere digeriti meglio e farli scorrere meno indigesti tra le righe di una lettura piacevole.
Il Mondo è pieno di truffatori e travestiti nutrizionisti che vi infinocchiano le cervella ingurgitandovi di "bio-stronzate" a manetta e voi, perchè pagate molto caro questi prodotti e le consulenze di Wanne Marchi col camice, abboccate alla loro lenza come pesci senza una sana dose di criticità.

C'è bisogno di una persona preparata sull'argomento, che sappia rimescolare il vostro minestrone celebrale con professionalità, colui che va a caccia di finti nutrizionisti e lupi travestiti da agnelli.
Signori vi presento il dott. Samuele Vannini, biologo ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università degli Studi di Perugia.


Sentiamo cosa ha da dirci...

"Ciao Samu, dicci : che cosa sono i prodotti biologici?"

I prodotti biologici sono quindi tutti quei prodotti di origine agroalimentare dove è escluso l’utilizzo prodotti chimici di sintesi come fertilizzanti, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici. Per quanto riguarda l’agricoltura biologica essa si basa sul massimo rispetto per l’ambiente seguendo quelli che sono i cicli naturali delle piante, attraverso la rotazione delle colture e l’utilizzo fertilizzanti di origine organica non di sintesi. 

Per l’allevamento biologico invece deve essere garantito uno stile vita conforme alle esigenze specifiche delle singole specie, rispettando le esigenze nutrizionali degli animali nei vari stadi di crescita e sviluppo. 


Ovviamente l’obiettivo della produzione biologica non è quello di massimizzare la resa, ma di offrire un prodotto che sia di qualità superiore e più sicuro rispetto a prodotti trattati con agenti chimici ed OGM.

Ma “biologico” è veramente sinonimo di sicurezza e qualità?

Premetto che questo articolo non vuole ne santificane ne demonizzare il biologico, ma solo riportare fatti rilevanti da un punto di vista scientifico dato che troppo spesso quando si parla di certi argomenti tendiamo a trarre le nostre conclusioni in maniera emotiva e non razionale, ottenendo una percezione soggettiva dei rischi molto distante da quella che la realtà delle cose.
Partendo appunto da quella che è la percezione “popolare” del rischio, la maggior parte delle persone crede che i residui chimici negli alimenti siano la principale fonte di contaminazione. Invece alcuni tra più recenti casi mediatici (i.e. Listeria monocytogenes in alcuni salumi preconfezionati) e più in generale i dati epidemiologici mostrano che in sicurezza alimentare, il rischio microbiologico è molto più significativo. Inoltre per gli inquinanti di origine naturale, come ad esempio i metalli pesanti non vi è alcuna differenza tra prodotti di origine biologica e convenzionale.  
Indipendentemente dalla sua origine, il cibo deve per legge soddisfare i requisiti di sicurezza alimentare. Lo standard “biologico” però non è immune da crisi sanitarie e non esula i produttori a rispettare le normative  generali, come ad esempio le norme di sicurezza alimentare, registrazioni di pesticidi, e le regole di etichettatura nutrizionale. “Biologico” si riferisce solo ad un prodotto che è stato prodotto in conformità a determinate norme in tutte le fasi di produzione, manipolazione, trasformazione e commercializzazione, ma non si riferisce alle caratteristiche e le proprietà del prodotto finito. Per questo un prodotto biologico garantisce gli stessi standard di sicurezza di qualsiasi altro prodotto alimentare.

Si sa che il "bio" non può soddisfare tutti, vero?

Dal secondo dopo-guerra c’è stato un enorme incremento nell’utilizzo di prodotti chimici di sintesi per l’agricoltura e l’allevamento (i.e. pesticidi, antibiotici…) ma nonostante ciò, sia negli Stati Uniti, sia Europa non si è registrato incremento complessivo dell'incidenza di tumori legati al consumo di cibi provenienti da agricoltura convenzionale. Addirittura la mortalità per il cancro dello stomaco è notevolmente diminuita, e questo potrebbe essere dovuto dalla maggiore disponibilità, durante tutto l'anno di frutta e verdura fresca, fornita da agricoltura convenzionale. Questo fatto suggerisce che indipendentemente dai residui chimici che possiamo trovare negli alimenti (che ovviamente devo rispettare sempre i limiti imposti dalle normative di sicurezza alimentare), i benefici ottenuti da una dieta ricca di frutta e verdura sono comunque predominanti, indipendentemente se l’origine di quest’ultime sia biologica o convenzionale.
Purtroppo, la reale conoscenza delle differenze tra prodotti biologici e convenzionali è ancora estremamente limitata. Eppure i consumatori percepiscono il cibo biologico come un prodotto con standard di sicurezza e qualitativi più alti. Molti sostenitori dell'agricoltura biologica si basano solo su esperienze personali che li rendono più ricettivi all'idea che il cibo biologico sia davvero superiore.
Da un punto di vista nutrizionale va detto che, allo stato attuale, non vi è alcuna prova scientificamente plausibile che le differenze osservate tra alimenti biologici e convenzionali portino a eventuali effetti oggettivamente misurabili sulla salute umana. Infatti, i benefici per la salute derivanti dal consumo di un determinato alimento o ingrediente alimentare non sono universali, ma dipendono dal background genetico e dallo stile di vita generale dell’individuo.

Infine va sottolineato che l'offerta alimentare attuale è molto più stabile di quanto non fosse in passato, contribuendo a ridurre la malnutrizione e miglioramento della salute. La produzione agricola si sta sempre più spostando verso l'integrazione di nuove tecnologie per fa fronte alle future esigenze alimentari di una popolazione mondiale in crescita. In questo ambito l'ingegneria genetica potrebbe assumere un ruolo importante con l’avvento degli OGM, che però destano ancora molte preoccupazioni dal punto di vista sanitario ed ecologico, dato che anche in questo settore, ad oggi, studi scientifici esaustivi scarseggiano.
D’altro canto però, l'agricoltura biologica porterebbe ad una diminuzione della resa, essendo la resa delle coltivazioni biologiche molto variabile. Nonostante l’agricoltura e l’allevamento biologici da un punto di vista di eco sostenibilità sarebbero dei toccasana per il pianeta, non sarebbe possibile soddisfare l’attuale richiesta alimentare della popolazione mondiale.

Grazie Samuele, e buona "bio-domenica a tutti"!

Nessun commento:

Posta un commento