sabato 16 luglio 2016

MENTRE L'ACQUA BOLLE, SCIACQUATI LA BOCCA

C'era una volta Bambino...
Bambino era nato cieco, cresciuto cieco, e vissuto cieco.
I suoi occhi non funzionavano e non sapeva cosa fossero i colori.
Aveva sempre interpretato il Mondo, immaginato "un giallo e un arancio", un rosso vermiglio e un blu cobalto, ma aveva visto sempre e solo tutto nero.
Anche il nero per lui non era un colore, era solo un modo di essere.
In un Mondo senza colori, la notte non può far paura.
Eppure a Bambino, quando i suoi compagni di classe chiedevano: "Bambino, ma tu hai mai visto il Mondo?", lui rispondeva così: "Certo che l'ho visto, è solo che non lo vedo come voi".

I compagni non riuscivano a capire, se ne stavano lì davanti basiti e increduli alla sua risposta e non si permettevano nemmeno di continuare a domandare. Si sà, i bambini ci credono e basta.

Bambino non stava mentendo, lui vedeva.
Vedeva con la bocca, e sentiva con il naso.

Riusciva a colorare il Mondo con le associazioni sensoriali. Per lui la mamma era un'immagine mentale, ma il suo odore era inconfondibile.
Riusciva a chiamare le cose con un colore benchè non avesse mai visto una sfumatura.

La mamma per lui era "rosa". Profumava di fiori e la sua pelle candida sapeva di bucato appena steso al sole: morbida come un petalo di rosa e setosa come il lenzuolo della sua culla. Sapeva di rossetto, come i baci che gli stampava in bocca per affetto.

Papà invece era un giallo ocra per Bambino.
Un' acido testosterone giallo mescolato all'odore del dopobarba alla menta e saponetta. Un'odore che non piaceva molto a Bambino, perchè vi associava la malattia e la sofferenza.

L'odore delle vacanze estive era "celeste". L'acqua salata, la crema solare e gli odori delle cucine degli alberghi per lui erano il color del cielo. Conosceva il color del cielo limpido e lo rendeva molto felice.
A bambino non piacciono le nuvole nere. Non gli piace quando quella brezza consequenziale al passaggio delle nuvole davanti al sole, gli accarezza la pelle.
Lo rendeva incerto, perchè rimaneva poco dell'odore della vacanza, che veniva spazzato via da un
vento salato e meno ricco.
E non gli piacevano nemmeno le persone senza odore.
Vi è mai capitato di incontrare una persona che non sapeva nè di buono nè di cattivo?
Ignavi della sensorialità, figli di una privazione naturale senza un briciolo di emozione.
"Le persone che non odorano, non hanno un colore. E se le persone non hanno un colore, sono simili ai miei occhi, e alla mia notte più nera", diceva Bambino.
"Sono i mostri che si nascondono sotto il letto, mi fanno paura perchè non riesco a sentirli".
"Chi non odora, ha qualcosa da nascondere".

Preferiva la puzza di merda, rispetto all'assenza. La merda di vacca tanto disprezzata, per lui aveva un odore ottimo, perchè gli ricordava dei momenti meravigliosi della sua infanzia passata a giocare coi fiori dei prati, negli anni in cui la primavera non era solamente araba, ma una stagione di passaggio.

Bambino crebbe velocemente. Divenne adolescente, e poi ragazzo, fino a diventare un uomo.
Mise il suo naso e le associazioni di colore al servizio della fantasia del suo palato.

Bambino adorava mangiare, ma non abbuffarsi. Per lui un pasto era un momento di conoscenza. Una cena era sempre un bel ricordo.
La nonna materna era "pasta al pomodoro", rossa e bianca. Succosa, gustosa e piena di parmigiano.
Era la pasta delle sei di mattina che sapeva anche un pò di cioccolato, mista all'odore della moquette impregnata di sigaretta della camera dello zio.
Una coccola...
L'odore dell'abete e del tartufo erano il giorno di Natale. L'odore del ferro arrugginito dei soldi della cassetta salvadanaio, si sposava bene col tutto.
Quei giorni, erano il colore dell "oro e dell'argento".
Giorni di abbracci spezzati di una vita strappata troppo in fretta di  un padre che non era suo padre.
L'oro dei ricordi lo distruggeva a volte.
Ma sapeva che il suo angelo custode profumava di tartufo e vino rosso. Spesso lo andava a trovare nei sogni, e lo avvertiva quando era il momento di cambiar rotta.

Bambino era cieco, ma faceva l'amore.
Amava far l'amore prima di pranzo, quando il sugo era sul fornello e la casa si riempiva di attese.
Bambino godeva quando l'acqua bolliva, e i due corpi aromatizzavano la stanza con i feromoni e l'odore dei liquidi che il sesso emana.

Nel frattempo, gettava i suoi ricordi in un piatto di pasta, e aspettava che la gente finisse di leggere questa pagina e iniziasse a vivere a colori, ognuno con i propri sgargianti colori.
Ma, un piatto di pasta, a volte può nascondere molti più ricordi e debolezze, che un pianto di una notte di solitudine.
Ai miei amici migliori, non ai miei migliori amici.








mercoledì 6 luglio 2016

LA VITA E' UNA PARMIGIANA DI MELANZANE


Nella padella della mia vita, c'è un cielo che cuoce a fuoco alto. Illuminato da stelle appiccicate su un manto viola e sotto verdi foglie, brillano le melanzane. Da sempre il loro color "lutto" mi affascina. Eleganti e uniche, son le regine dell'orto e della tradizione culinaria meridionale.
Le melanzane sono un po come me: si adattano facilmente alla situazione e si integrano bene con gli altri ingredienti.
Se riesci a togliergli la buccia, spessa e scura, dentro sono bianche e  morbide. A volte hanno semi amari al loro interno, ma se sai pulirle e cucinarle, ti regalano emozioni uniche.

Attenzione: per togliergli l'amaro, sarebbe meglio trattarle con del sale: ci vuole dedizione e tempo affinchè l'ortaggio elimini la sua parte amara.

Un po come si fa con la nostra anima dopo una delusione. Bisognerebbe prendere una tinozza, mettervi del sale e immergervi il cervello pieno di pensieri putridi aspettando che si affoghino in quest'acqua di mare da appartamento. Poi, una volta bello spurgato, rimetterselo in testa.
Tutti possiedono del sale in cucina, ma non un cervello.

Quando la melanzana si concede a voi e vi si sdraia sul tagliere, affettate con cura ma tenetela bella stretta: se vi scappa dalle mani, saranno le vostre dita a rimetterci la pelle.
E' spugnosa, assorbe e si lega facilmente, ma si brucia con facilità.
Quando la grigli, occorre che tu sia al centopercento concentrato, con gli occhi puntati sulla padella. Ci hai mai fatto caso che basta un attimo a bruciarle?

Invece, quando si friggono, se le inzuppi in troppo olio, loro continuano a prendere e ad assorbire, ma poi te lo rigettano fuori. Si, te lo risputano tutto nel piatto ed è normale se poi ti viene un gran mal di stomaco. Ecco perchè, dopo averle fritte, devono essere accarezzate con della carta assorbente e adagiate con estrema sensibilità affinchè eliminino piano piano il loro olio, per poi continuare ad essere le tue fedeli serve affettate. Una volta capito il meccanismo delicato, renderanno ancor più eclatante ed avvincente "la mise en place" della vita di tutti i giorni.

Le melanzane devono continuare a stupire.
Ecco perchè un piatto cucinato per me non è una semplice pietanza. E ti spiego il perchè.
Io sono la melanzana (e non la zucchina o il cetriolo razza di stupido cretino idiota), ma per fare una parmigiana che si rispetti mi servono altri ingredienti.
La mia vita è una parmigiana di melanzane, e non di gobbi come voi sempre abituati a prostravi e ad abbassare la testa. Non parlo degli juventini, parlo di quelli che chinano il capo e si inarcano le spalle. Assonanza perfetta con un altro piatto che esiste davvero.
La vita è un susseguirsi di stratificazioni emotive, che se ci pensi bene, ricordano quelli della parmigiana.
Finchè le emozioni ed i ricordi stanno ben distesi e abbracciati tra loro come le melanzane col pecorino, va tutto bene.
Ma basta un mattone a far crollare una fortezza, come chi pretende di tagliarla col cucchiaio: in quel caso si tratta di un commensale stronzo e un mattone scomodo della tua cena.

Per una parmigiana che si rispetti, un buon sugo di pomodoro è fondamentale. Quei sughi rossi, passionali che colorano d''amore vermiglio il piatto.
Non accontentarti del primo sugo in scatola che trovi, anche se ti ha colpito l'etichetta e la confezione colorata e maestosa: dentro, come succede sempre, c'è un veleno ben nascosto che ti ucciderà piano piano.
Allora, creati la tua passata. Pazienta, scegli i pomodori più succosi, quelli più rossi e più sinceri.
Dovrai sicuramente fare alcuni tentativi e la tua prima parmigiana si rivelerà un disastro, ma non disperare: c'è sempre un pomodoro più maturo dietro l'ultima fila che aspetta solo te per essere colto.
Era lì, ma non l'hai mai visto, perchè ti accontenti sempre dei pomodori più facili da raccogliere e più comodi da staccare. Non hai mai tempo, devi fare tutto in fretta. Sbagliato!

E' estate e non vedi l'ora di arrostirti al sole. Spalmati la tua bella crema solare dopo un bel bagno al mare, infila i piedi nella sabbia e cuociti a fuoco lento tra le onde del mare.
Allo stesso tempo, però, fatti adagiare sulla teglia: dai fiducia anche alle mani di un cuoco inesperto e cospargiti di salsa rossa e pecorino.
Fatti infornare a 180° per 20 minuti, e vedrai che bella crosticina che ne esce!
E poi mi dite che la cucina e il sesso sono così diversi?
Tutti hanno bisogno di un pò di porno, persino le melanzane.

Ora basta sproloquiare, godetevi la ricetta di un mio amatissimo chef che è  "Simone Rugiati" e la sua meravigliosa reinterpretazione della "parmigiana di melanzane" al bicchiere (Clicca qui).

Ti Adoro Simo... bel nome soprattutto!

Abbinamento consigliato: Dirty Martini molto secco. E bevetevene fino a sfondarvi.
Oggi così.