sabato 29 ottobre 2016

DOLL MANIPULATION: UN ALTRO MODO DI SAZIARSI

Vi chiederete cosa c'entra una bambola col cibo? 
Al palato non è di certo gradevole, ma esistono infiniti modi di saziarsi, partendo dagli occhi, per arrivare alla mente.
Saziarsi di abbinamenti giusti, di arte, di profumi e di sapori.


Considero le mie istallazioni di doll-manipulation un'arte ludica, un gioco provocante,una denuncia alla ghettizzazione in ogni sua forma: mentale, sociale, sentimentale. Le opere sono contaminate dalla mia vita professionale di bartender/mixologist, nella quale ha imparato a stare a contatto con storie e persone che hanno influenzato la mia vita artistica. Molte delle cose che faccio, sono impreziosite da oggetti che richiamano al mio lavoro: una bottiglia vuota, delle riduzioni di liquore che uso come colori, o magari del sale per dare movimento.
Delle pillole piene di riduzione d'assenzio sono annesse ad una bambola che nuota dentro ad una coppa Martini.

 Nel 2014 ho esposto a Villa Fidelia di Spello un'opera ispirata ai lavori grafici di Massimiliano Poggioni, nel contesto della mostra personale dell'artista “Melting Pot”. 
Nel 2015 ha presentato un'istallazione/performance presso "Open Space for Arts" di Perugia, insieme a Giancarlo Pastonchi, Nicola Fumo Frattegiani e Massimiliano Poggioni. Sempre nel 2015 ha esposto alla Fortezza Medicea di Montepulciano per poi co-ideare la mostra  presso "Ex Fatebenefratelli" intitolata "Art Mosters and Jazz", durante il periodo di Umbria Jazz 2015.


"La mia arte ricorda a tutti che non dobbiamo prenderci troppo sul serio, giochiamo e restiamo bambini più a lungo possibile, benchè dobbiamo essere pur consapevoli che siamo e saremo sempre dei giocattoli del potere di qualcun altro: Mal che vada, beviamoci su"

Domenica, tra una bruschetta al tartufo, due chiacchiere e qualche bicchiere di buon vino,le dolls saranno protagoniste di una nuova esposizione collettiva targata Giulia Giovannini, che prende il nome di "Arte da indossare", nella splendida cornice dello show room "Cemento".
Vernissage a partire dalle ore 18.00.


lunedì 24 ottobre 2016

QUEL TOVAGLIOLO BIANCO (Vol 1) : GREGORIO BORIOSI

Noi food blogger spesso siamo di una noia mortale. A volte è difficile fare la differenza in mezzo ad una stalla di asini che si credono critici di successo. Altrettanto complicato è farci valere, soprattutto da quando TripAdvisor presenzia con la sua App in troppi presuntuosi smartphone, nelle mani di un volgo ignorante che spesso lo usa senza cognizione e dignità.

Oggi con voi vorrei iniziare un viaggio che scava negli animi profondi di chi brucia passione per il proprio mestiere, di chi infiamma con l'amore i fornelli della cucina, cuocendo a fuoco lento vere e proprie opere d'arte sensoriale. Iniziamo così...

Vi vedete sotto casa. Tu la/lo passi a prendere. Lui/lei è impeccabile, profumata/o e pieno di imbarazzo. Vi salutate con un timido "ciao", mentre il suo odore inonda l'abitacolo.
Come in ogni appuntamento che si rispetti, andrete a mangiare sicuramente qualcosa.
"Dove mi porti?", chiede l'ospite curioso. 
A questa domanda di rito che si fonda in una retorica pazzesca, quasi scontata, tu rispondi chiaramente così: "Ti porto in un posto molto speciale per me", mentre nella tua testa vai ripetendo a te stesso/a :"So che ti piacerà, non mi è mai andata male lì".
Questo vale un po' per tutti, persino per me.


Credo siano circa dieci anni che utilizzo la "Vineria del Vasaio" come asso nella manica per sbalordire e ammaliare.
In questo meraviglioso angolo Alto tiberino, ho sfamato i miei più grandi amori. 
A volte li ho visti nascere proprio là, tra  le mura antiche delle volte a crociera risalenti al 1200, dove un antico artigiano vasaio maneggiava la sua creta.
Altre volte, li ho consolidati al profumo di Carbonara e al suono delle magiche melodie di "Battiato a Baghdad", mentre la neve imbiancava i vicoli in una notte d'inverno.

E il "capo de casa" lo sa bene.
Annuncio il mio arrivo, e Gregorio, chef da "one man one show", mi accoglie calorosamente facendomi sentire a casa: il convivio e la maestria non sono di certo dei clienti vergini in loco.

Stasera però, sono venuto alla "Vineria" senza nessun ferro caldo da battere bensì a scoprire, se c'è, il segreto che si cela dietro l'infallibile mira enogastronomica di uno chef di successo.

Vi siete mai domandati se chi vi fa da mangiare, sia mai riuscito ad influenzare, positivamente o meno, un vostro appuntamento?

Personalmente sono venuto a chiederlo per primo a lui (e non a caso), poichè reputo Gregorio una persona sinestetica, artisticamente sensibile e recettiva. Da buon esperto del settore quale è, so che può soddisfare a pieno le mie richieste e curiosità in merito.
Accompagnati dallo schiocco di un tappo di sughero che va, cominciamo.
Un ottimo Pinot Nero "Assieve Podere Fortuna" bagna i nostri calici e scalda la conversazione, mentre facciamo il "fondo" con un tagliere di salumi e formaggi tipici locali.

Saresti in grado di influenzare un appuntamento con i tuoi piatti?

"Beh, non saprei", mi risponde il Maestro, "è una cosa a cui non ho mai pensato però, se vieni a mangiare, significa che hai fame, e se alla fine della cena sei soddisfatto, significa che ci sono riuscito. Se invece, al contrario, fallisco nell'impresa preferisco sentirmi dire: "Mamma mia, quanto abbiamo mangiato male" piuttosto che un silenzio meschino."


Pensi che uno chef abbia la possibilità di influenzare la riuscita di un appuntamento?

"Mi piacerebbe fare una digressione a priori. Gastronomia e eros vanno di pari passo, basti pensare che in alcuni stati Africani, azioni come "mangiare" e "fare l'amore" vengono esplicitati dallo stesso termine. Persino la digestione avviene per fasi , proprio come un approccio amoroso.
Si parte dalla bocca, poi si va alle cosiddette "farfalle nello stomaco" per poi espellere quello che non serve più."


E dimmi, il tuo stato d'animo si riversa nei piatti che cucini?

"Accade, si. Si sente che c'è dietro qualcuno che l'ha cucinato: noi non siamo ogni giorno le stesse persone o le stesse cellule".


Riusciresti a creare un piatto ispirandoti al profumo di una persona?

Qua Gregorio è ferreo. "Non si entra troppo profumati in un ristorante. Molte volte ci capita di chiederci tra di noi "Ma chi è li in sala che profuma così tanto?" Si rischia di mettere a disagio anche il resto dei clienti che vogliono tenere il naso impegnato dai profumi di un buon vino."


Quali sarebbero i tuoi consigli e le tue regole per la costruzione di un piatto che faccia innamorare o, per mettere alla prova la serata romantica di due ipotetici clienti?

"Ti dico innanzitutto che una coppia o un rapporto non si recupera a cena: quest'ultima può aiutare a creare la suggestione del momento.
Giocherei sul servizio di piatti algidi e caldi e anticiperei smaliziando nel cibo il loro dopocena, servendogli una tartare: la carne cruda anticiperà sicuramente i loro assaggi più intimi.
In una pietanza che faccia innamorare si devono abbattere i limiti culinari, esprimendo con garbo anche le proprie debolezze senza presunzione. Un piatto ci racconta: quando si parla degli altri è inevitabile parlare anche di noi, della nostra autostima e della nostra diversità."

Nel frattempo interrompiamo la nostra chiacchierata preparando i palati all'arrivo del piatto ha fatto innamorare un po' tutti i clienti della Vineria e che ha reso veramente famoso Gregorio:
la sua famosissima "Carbonara".



E'con i piatti cosiddetti "poveri" ci si rende conto della raffinatezza, dell'eleganza e della maestria di un buon chef.
L'umiltà ma anche la  ricercatezza emergono senza nessuna ombra di dubbio dal connubio di ottime materie prime, povere ma mai di basso livello.
Il procedimento è studiato nei minimi dettagli e certi segreti, si sa, non possono essere svelati.di
Di certo nell'immaginario collettivo del  food porn, credo che il guanciale non rientri nei giochi erotici di nessuno (nemmeno in quelli di un macellaio) ma in questo piatto l'amore c'è, e si evince ad ogni giro di forchetta.
Ora continuiamo...

Se tu fossi il protagonista di quell'appuntamento, quale piatto vorresti che ti fosse servito a cena dallo chef?

"Un risotto, poichè io non mangio mai risotti. Sarebbe più che altro una sfida. E poi se riso e patate sfamano i 4/5 della popolazione mondiale, credo sia un ottimo punto di partenza per sfamare anche i miei sentimenti."

Facciamo un gioco: se dovessi metterti al posto del barman e viceversa, cosa faresti preparare a lui e cosa prepareresti tu da bere?

"Gli farei preparare un "Aglio, oglio e peperoncino" ed io preparerei un Gin Tonic: 70% Tanqueray, 30% Water Tonic."

La serata oramai volge al termine. Siamo gli ultimi clienti e Gregorio si concede di nuovo a noi per l'ultima sigaretta in compagnia.
Stasera mi sento sazio: di cervello, stomaco, cuore e virtù.
Missione compiuta direi.
Mentre ripercorro a ritroso quel magico vicoletto che ci riporterà alla macchina,  in testa mi risuona un ritornello di una canzone che fa...

"Ti porto a cena con me
 il tuo passato non è invitato
 ti porto a cena perchè vorrei che tu mi togliessi il fiato"

Chissà dove mi porterà questo viaggio gastronomico, ma una cosa è certa: ci meritiamo tutti una notte in buona compagnia di una "trippa piena" e di un cuore caldo.















mercoledì 5 ottobre 2016

CHE MANGIATORE SEI?

foto di Luigi Mengato
IDEA! Da buon food blogger sopra le righe quale sono, mentre stavo leggendo un libro molto interessante che parla della terapia in cucina, mi è saltato molto all'occhio questo test che vorrei riproporvi per giocare un po' con voi.
Vi siete mai chiesti voi chi siete a tavola? 
A quale classe di mangiatori appartenete?
Siete dei Gaudenti, dei Tormentati oppure degli Indifferenti?

Forza dateci dentro e fatemi sapere.

Il test è tratto dal libro Cucinoterapia: Curare, accudire, amare se stessi e gli altri con il cibo di Roberta Schira, edizioni Salani, 2008

1. Al supermercato:


a) scegli il meglio di stagione al banco del fresco
b) stili prima una lista precisa degli acquisti
c) di solito compri qualcosa al volo dopo l'ufficio


2. Il cameriere serve un piatto fumante, presti più attenzione:

a) all'aroma che emana
b) alla quantità della portata
c) assaggi subito prima che si raffreddi


3. In vacanza:
                           
a) calibri i tuoi ritmi secondo l'umore
b) stabilisci un programma piuttosto serrato
c) trovi noiosi i percorsi turistici consigliati


4. Prepari con cura un piatto inedito ma il tuo partner non gradisce. Tu ...

a) lo inviti a cucinare qualcosa di alternativo per sé
b) ti domandi cosa avresti potuto fare di diverso
c) gli rinfacci una scarsa apertura alle novità


5. Nel mondo ci sarebbe bisogno di:

a) più coccole
b) più ordine
c) più libertà


6. Ti lasci coinvolgere di più:

a) da un rapporto solido e duraturo
b) dalle relazioni mordi-e-fuggi
c) solitamente ci metti un po' ad accenderti


7. La tua cucina è:

a) linda e personalizzata
b) è rifornita di ogni utensile
c) hai il necessario


8. Per te il sesso:

a) è un ingrediente fondamentale
b) è un condimento voluttuoso
c) è una spezia esotica


9. La tua canzone straniera preferita...

a) New York, New York interpretata da Liza Minnelli
b) We are the Champions dei Queen
c) Singing in the rain cantata da Gene Kelly


10. Di norma, come affronti la lettura di un libro sul cibo?

a) di gusto
b) di corsa
c) di straforo



A. I GAUDENTI


I Gaudenti associano il cibo a pensieri positivi e gratificanti, e considerano i pasti e lo stare a tavola strumenti per rafforzare l'amicizia, favorire la comunicazione e socializzare. Amano cucinare, visitare gastronomie fornitissime, acquistare libri di gastronomia e ricettari e, sfogliando settimanali o mensili, vanno subito a controllare le pagine dedicate al cibo. In viaggio sono quei turisti che amano scegliere mete enogastronomiche. Spendono volentieri per tutto ciò che riguarda il cibo e la cucina e sono in grado di percorrere anche decine di chilometri per un ristorante stellato. Anche nella scelta del partner considerano indispensabile condividere i piaceri della tavola. Sul lavoro rischiano ogni tanto di rallentare i ritmi, ma i Gaudenti creativi e aperti alle novità risultano infine irresistibili. Essere dei leader è la loro natura.

B. I TORMENTATI


I Tormentati sono in perenne conflitto con il cibo: mangiano troppo o troppo poco. Quasi sempre associano il cibo a pensieri di ansia e sono costantemente preoccupati di qualcosa che ha a che vedere con l'alimentazione: ingrassare, dimagrire, bruciare calorie, curarsi, eccetera. Spesso soffrono di allergie o intolleranze alimentari - vere o presunte. Anche i mangiatori di junk food sono dei Tormentati. In coppia viaggiano come sulle montagne russe: alti e bassi umorali originano momenti di intense emozioni, che vanno dalla passione più accesa alla collera.

C. GLI INDIFFERENTI 



Hai un numero alto di risposte C? Pensa a quanti soldi potrai risparmiare per cene al ristorante Di norma gli Indifferenti sono stati inappetenti da bambini e da adulti si dimenticano di mangiare, troppo presi da attività più interessanti. Ogni tanto vengono colti da un leggero stimolo e piluccano la prima cosa che viene loro a tiro senza preoccuparsi di cucinare. Esiste sempre qualcosa di meglio da fare e stare in cucina è solo tempo sprecato. Odiano gli odori pungenti di certi ingredienti e soprattutto odiano spendere soldi in vettovaglie e ristoranti. In coppia, spesso sono poco collaborativi o, al contrario, piuttosto zelanti ma con uno sforzo inconscio malcelato al partner. Tendono in generale a evitare i conflitti e, una volta costretti ad affrontarli, non sempre riescono a distaccarsene come desidererebbero. Spesso sono colti e un poco asceti. Sul lavoro finiscono spesso per abbracciare la formula del "vivi e lascia vivere", dopo una lunga gavetta emotiva costellata da qualche delusione.