martedì 28 novembre 2017

UNA STORIA SBAGLIATA


L’odore dell’amplesso si era annidato nell'abitacolo della macchina poco prima che facesse buio. Una tortuosa strada di campagna si arrampicava lungo la collina gettandosi a picco sulle onde argentate di un tramonto al solstizio di primavera. Quando si accorsero di essere già nudi, i corpi si tinsero del rosso degli ultimi raggi del sole. Reagendo d’ istinto alla vorticosa passione, la pelle si incatenò chimicamente distillando essenze d’amore che scivolavano audaci sui vetri fumosi.
Finirono per mangiarsi le labbra masticandosi vorticosamente le salivose lingue. In bocca, le note fumose e barricate di un tabacco poco umido, si mescolarono  all’erbaceo sapore di un chewing gum eccessivamente masticato ma che rilasciava ancora qualche nota balsamica di pino marittimo.
Sul petto colavano timide gocce di salmastra rugiada umana, che intrappolarono audacemente la fragranza agrumata di lime e le note floreali del gelsomino, rilasciate ad intermittenza costante dalla pelle calda e eccitata. I sedili intrappolarono  le sagome dei loro corpi sudati e  incastrati freneticamente, calcandone le scie biancastre sul tessuto nero.
Le mani intrise di liquidi corporei e di profumi confusi, rimasero violentemente unite fino a quando il sole non si tuffò completamente nelle onde, portandosi con sé fino all’ultimo gemito e affannoso respiro di un orgasmo sapientemente compiuto.
Restarono abbracciati a lungo, dissetandosi con le gocce di sudore posate sulle gote arrossite di entrambi, prima di scoppiare in una timida risata di appagamento che precede l’imbarazzo della consapevolezza della nudità, riproducendo la scena dell’ennesimo Peccato Originale consumatosi.
Si scambiarono dunque le ultime carezze con la promessa, forse vana chissà, di rivedersi ancora per compiere di nuovo quel magico atto animalesco e paradisiaco. Si rivestirono in fretta strecciando i vestiti attorcigliati e contaminati, mentre le loro anime affrante dal doversi dividere, imprecavano su una notte ancora giovane e su un cielo ancora quasi totalmente privo di stelle.
Guardò l’orologio per confermare a se stesso di essere palesemente in ritardo, anche se il calar della precoce tenebra  glielo aveva già comunicato. “Ho uno staff magnanimo, ho uno staff gentile e accomodante, ho uno staff comprensivo”, recitava a mente Chef per distogliersi dal senso di colpa che lo stava pervadendo dopo essersi reso conto di aver lasciato la cucina senza un capo direttivo.
Corse a più non posso lungo la strada, quasi dimenticandosi di respirare. Spalancò con foga animalesca la porta del ristorante raggiungendo con fare felino lo spogliatoio. A volte solo uno sgabuzzino può salvarci dalle malefatte: una stanza piccola e buia dove rimettere i nostri peccati di gola, avendo giusto il tempo di una sistemata volante che riporti la nostra sconvolta cera alla decenza.
Si tolse la maglietta sudata e con la carta asciugamani tamponò il ruscello di sudore che gli colava veloce sulla schiena. Diede una sciacquata al viso e infilò la casacca. Passò una mano tra i capelli arruffati e pessimi, coprendo il tutto con il candido cappello bianco. Sfilò i pantaloni e si accorse di non avere più gli slip. “Cazzo” mormorò tra sé e sé. Rimediò con un bel pantalone nero che fortunatamente era rimasto sul ripiano più basso, orfano di parte superiore. “Che gran colpo di fortuna”. Si coprì le trasparenze con la parannanza ed uscì dallo stanzino, ancor più bagnato di come era entrato ma fiero del suo restauro folle di tre minuti.


Ad attenderlo sul tagliere ancora illibato e candido, vi era riposta una splendida forma di formaggio francese, dai contorni decisi e perfetti. Prima di fare domande, la scrutò con stupore ed attenzione.
Forse di pasta pressata, poco stagionata. Forse un Comtè. Odore genuino e dolce: una gradita sorpresa di qualche fornitore che voleva accaparrarsi il mercato.
Continuò a non chiedere nulla. Afferrò il coltello tra le mani, e con ferma decisione infilò la punta ben affilata nel latticino, violandone la purezza ed i contorni. Accorgendosi della media durezza del prodotto, invigorì la spinta della lama al suo interno, recidendo la crosta e perforandone il cuore. Fece leva sul manico dell’arnese tagliente questa volta spingendo di lato, modificandone la struttura e dividendo le due parti che fecero scoprirne il contenuto.
Procedendo in maniera chirurgica ne ricavò un boccone che spinse prontamente tra la bocca e il naso, utilizzando l’olfatto per sincerarsi delle caratteristiche e della provenienza.
Quando la parte superiore delle falangi venne per prima a contatto con le narici, la sua mente stupefatta fu pervasa da un terribile senso di colpa. Il mento proteso verso il petto per accogliere il piacere del nutrimento, si scostò con un movimento brusco quasi improvviso, costringendo il capo a riprendere una posizione eretta.
Riportò le dita al naso e le annusò con maggior attenzione. Scoprì allora che stavano nascondendo un grave e meraviglioso segreto: la frenesia e la paura del ritardo avevano giocato un brutto scherzo tant’è che le sue mani erano ancora sudicie e intrise di sesso.
Ma ora, quella che poteva essere una grave dimenticanza, si stava rivelando un meraviglioso collasso sensoriale. Mentre stringeva quel piccolo boccone di formaggio tra le dita, gli parve quasi di iniettarvi energia calda, salina ed avvolgente che si nasconde dentro ad un amplesso. In quel momento si sentì così fiero di non averlo fatto che non poté far altro che accettare quel meraviglioso peccato, leccandosi le dita intrise di seme, e godere dei riflessi gustativi che scaturivano dal connubio con quel meraviglioso formaggio francese.

Reclamò a sé un Gin Tonic condito con qualche goccia di Angostura, e continuò a fare l’amore col formaggio, non curandosi del Mondo che gli scorreva accanto e cullandosi tra le onde sconfinate del sentimento egoista di un sogno di mezza estate.

giovedì 19 ottobre 2017

QUATTRO STORIE DAVANTI AD UN BICCHIERE (Vol.2)

Per il ciclo "Quattro storie davanti ad un bicchiere" ecco a voi la nuova proposta di questa settimana.
Per chi si fosse perso l'articolo della scorsa settimana, ci tengo a ricordare che "Tagliatella Tonic" si è immersa in un nuovo e originalissimo progetto sensoriale da me totalmente curato.
Tagliatella Tonic non è nata per emulare i numerosi blog di cucina, ma per sviluppare una sorta di "bellezza differente", quasi sinestetica, che si avvale del cibo e dei suoi componenti per ricreare situazioni sensoriali e conviviali magiche, armoniose e sublimi che non seguono interamente uno schema logico.
Ecco che con questa nuova rubrica io vi porto dentro il Mio Mondo, vi regalo parte delle mie emozioni e dei miei vizi ma ovviamente anche parte della mia visione del Mondo.
E allora andiamo a raccontarci con una storia, una ricetta, un buon libro e una canzone per entrare nel fantastico Mondo di Tagliatella Tonic: 
Buon Divertimento!



LA STORIA: ULISSE NEL BOSCO



"Era ferito e per giunta smarrito come una pecora in mezzo ad un bosco pieno di lupi. Eppure stava percorrendo strade che aveva già solcato decine e centinaia di volte. Di tanto in tanto, stremato dalla stanchezza, rifocillava l'animo su comodi giacigli, imbevuti di rugiada e segretamente custoditi tra le foglie oramai da anni.
Con il passar del tempo e delle ore, il sentiero divenne impervio ed i pensieri di morte insopportabili. Man mano che si addentrava, la vegetazione si infittiva rendendo tortuoso il cammino.
Lassù in cima agli alberi, le foglie d'autunno si sforzavano a succhiare qualche raggio di luce dal tramonto di un Sole stanco e fumoso per poi cadere in un luccichio malinconico a terra, assieme al tonfo di qualche castagna matura.
Ad un tratto si trovò immerso in un inumano silenzio. Un silenzio così caotico che fu costretto ad iniziare ad urlare sia con la bocca che col cervello, provocando un po di sano e pacifico caos per non impazzire.
Fu allora che cominciò a correre nel bosco buio tappandosi le orecchie con le mani improvvisando "un Ulisse in mezzo ad un mare di Sirene".


IL LIBRO: TIZIANO TERZANI: "UN INDOVINO MI DISSE"





"L'orizzonte era una finissima riga d'oro in lontananza. Non si vedeva nient'altro, assolutamente nient'altro  che un'immensa superficie di verde; non il verde giada delle risaie ma un verde pallido e monotono, senza vita. [...]
Che fa alla mente tutta questa monotonia? Un popolo che vive, si riproduce e muore in questo universo tutto uguale cosa può sognare se non dei demoni?"













LA CANZONE: "Coincidir" Macaco.


IL DRINK: GIN & TONIC BITTER ANGOSTURA E LEMON PEEL




INGREDIENTI:

Tanqueray Gin in abbondanza (2 oz o 6 cl come preferite)
Ghiaccio
Acqua Tonica Fever Tree Classic
Buccia di limone
Angostura Bitter.

Versate il Gin in un Tumbler alto a capienza elevata.
Fate scorrere l 'acqua tonica dolcemente ai lati del bicchiere e cosi, iniziate a inserire del ghiaccio all'interno del bicchiere.
Aggiungete qualche goccia di Angostura sulla sommità del drink e spremetevi la buccia di limone in modo da far depositare gli oli essenziali.
Cheers, il gioco è fatto!
(E tra parentesi, io l'Angostura la metto dove voglio!)


L'APETIZER: Tartare di Salmone con Crema di Avocado e Mandorle Tostate
(ricetta di Giallo Zafferano)
Clicca sul link per il remind al sito.

BUONA EMOZIONE!








mercoledì 4 ottobre 2017

TAGLIATELLA TONIC PRESENTA: QUATTRO STORIE DAVANTI AD UN BICCHIERE

Cari amici, cari lettori,
Non vi dirò molto a riguardo della mia assenza, non vi parlerò esplicitamente del perché abbandonai le pagine multimediali di questo piccolo ma prezioso spazio virtuale ma, se vorrete, vi accompagnerò nel ricostruire quella parte di enogastronomia che vi è mancata in questi 5 mesi.

Quando si mangia diversamente, si pensa diversamente e quando si pensa diversamente si diventa persone differenti.
E'che, come ben sapete, questo è un blog diverso, studiato a tavolino per sorprendere e suggerire la bellezza, l'arte del buon bere e del buon mangiare ma anche del buon vivere e del buon scrivere.
E' così che voglio ricominciare: iniziando a spulciare tra le bozze salvate e mai più aperte alla ricerca di qualche pezzo non cestinato che non sappia troppo di stantio.
Lo trovo. Ce l ho. Lo pubblico e già vi immagino seduti in un caffè dopo le Diciotto, in una giornata grigia e piovosa d'autunno, con il vostro bicchiere in mano carichi di noia e pensieri.
Quattro piccole storie che durano il tempo di un aperitivo potrebbero aiutarvi.
Cosa c'è di meglio di una confidenza di un amico o del proprio cervello, un buon libro, una canzone, un drink e un apetizer per superare uno dei tanti giorni ignavi prima del cambio dell'ora?


DODICI RONDINI (la confidenza di un amico)




"Il treno viaggiava lentamente sui binari arrugginiti di una Bassa Umbria selvaggia, illuminata dal rosso tramonto di una prematura giornata primaverile. Tre ore di ritardo con annesso "lecito sequestro di persona" da parte di Trenitalia ti arrugginiscono il cervello. Come un prigioniero deportato dall'ennesima futile fuga amorosa, viaggiavo in solitudine sul vagone, con la speranza di scendere prontamente alla prima fermata civilizzata che mi capitava. Di certo tempo per pensare ne avevo avuto a iosa, ma la frenesia dell'imprevisto mista all'aria consumata del treno, non mi avevano fatto sentire la fame. Mi ero dimenticato di mangiare.
Solo una mezza naturale e un po' di musica mi mantenevano ancora in forze. Le sinapsi mi stavano lentamente abbandonando, così come la carica del mio cellulare.
Decisi allora di far funzionare quel 15% di energia rimasta nel migliore dei modi: ho una discreta e fallimentare vita amorosa ma fortunatamente gli amici cantano ancora forte nella mia vita, come uccellini in Primavera. 
Fu allora che il mio cervello ritrovato mi sorrise. Come una prostituta disperata offrì un passaggio in cambio di una cena."


IL PROFUMO (il libro)




"Era la lontananza dagli uomini a dargli la sensazione della massima libertà (...). Che fosse questa densa esalazione umana ad averlo oppresso per diciotto anni come una greve aria di temporale, Grenuille lo capì solo adesso nel momento in cui cominciava a sottrarsi ad essa. Finora aveva sempre creduto che fosse il mondo in generale da cui doveva fuggire, ma non era il mondo, erano gli uomini (...).
Evitava con cura tutte le greggi di pecore, non a causa delle pecore bensì per sfuggire all'odore dei pastori."









TORO Y MOY "So many details" (la canzone)

Mettiti le cuffie e inizia la magia...il sole sta per tramontare.


NEGRONI FUME' (il drink)








Procedimento:
1/3 Mezcal Amores
1/3 Campari
1/3 Vermouth rosso "del Professore"
Affumicare il tutto con erbe aromatiche "a camino" (rosamarino, salvia e finocchietto selvatico).










POLPETTINE FRITTE DI BACCALA' (apetizer consigliato):



sabato 27 maggio 2017

QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DEL CONTO


Credo che per qualsiasi persona esperta nel settore e abituata a lavorare dietro un bancone, l'atto di pagare il conto sia un momento catartico e di estremo orgoglio personale.
 Avviene tutto là, quando riproponi la stessa, solita, emblematica e fantomatica domanda al cliente: "Ragazzi, tutto bene? Com'è andata?"
E' li che fai il resoconto della situazione ed è proprio in quel preciso istante che si tirano le somme, vagliando tutte le variabili possibili ed immaginabili. Da una parte, guardi con la coda dell'occhio se i bicchieri sono vuoti, dall'altra noti se emergono  possibili sorrisi e sguardi compiaciuti durante il convivio.
Magari, con l'accortezza della discrezione, si cerca di percepire un commento, una mimica facciale,un possibile dissenso verbale o tutt'altro, perché no un complimento.
E te ne stai là, con gli occhi fissi sulla prossima comanda che hai già rumicato interiormente con lo sguardo, attendendo la risposta del corpo all'impulso sinaptico in attesa di far muovere le braccia, sorridere, afferrare la bottiglia e ruotare gli occhi come un camaleonte statico che non cambia mai colore di sè durante il servizio.
Il cliente allora, mettendo mano al portafogli e alla tasca dei pantaloni, si compiace soddisfatto di pagarti il conto recitando la sentenza definitiva: "Tutto bene, grazie!" E' proprio in questo preciso istante che si innesca uno scambio di reciproci servizi soddisfacenti: nel momento esatto che la banconota sta per passare dalle sue dita alle tue mani, si creerà una sinergia così forte da preparare entrambi a ricevere o a lasciare un pezzo di voi per sempre.

Vi sentirete compiaciuti e soddisfatti di quei gesti di accortezza e di buon servizio svolti, mi voglio sempre augurare, nel migliore dei modi. 
Ancora meglio se il cliente non fatica nel lasciarvi i propri danari: capita spesso di percepire un'energia retrattile che lo fa avvinghiare alla banconota figlia del Dio Danaro. Ed è qui che va sempre considerato che, quello che voi percepite come un banale pezzo di carta stampata, per qualcuno è il frutto del guadagno di una settimana di lavoro passata a spezzarsi la schiena su una pressa o chissà dove.
E'per questo che odio i locali che illudono miseramente i propri clienti, che si beffano della scarsa cultura nel Mondo del bere, quando invece potrebbero impiegare il proprio tempo ad educare e a creare un esercito di temibili ed acculturati rompicoglioni, che non saranno mai più facilmente soddisfatti se non di quello che berranno al vostro cospetto. E'un processo che richiede tempo e dedizione ma che alla fine vi farà passare alla storia.
Altre volte invece capita di sentirsi dire... "Era buono, ma quanto sei caro!"
E voi allora risponderete in tutta la vostra maestosa supremazia sfoggiando le più temibili arti paracule di eloquenza: "Sono caro perché sono prezioso".
"E sai perché sono prezioso? Sono prezioso perché te ne stai andando con un ricordo in pancia e con un pò di me, cosa che non mi verrà mai retribuita giustamente per quanto essa vale.
"Sono prezioso perché credo in ciò che faccio ma anche perché fingo che vada tutto bene anche quando muoio dentro e non lo do a vedere.
Sono prezioso perché non ti nego mai un sorriso anche quando avrei voglia di starmene solamente col mio cane o con i miei pensieri, ma son qua, per te, pronto a sentire la tua barbosa storiella da quattro soldi di cui, francamente non me ne interessa un fico secco.
Ma non te lo faccio pesare anzi, il più delle volte, divento triste, e condivido con te un bicchiere, mentre di cotanta tristezza io ne faccio tesoro. Un po' come se in quel momento fossi tua madre, tuo padre, tuo fratello maggiore, il tuo migliore amico o il tuo Dio al quale rivolgi i tanti perché...ma infondo sono solo un Barman".

Il locale sta per chiudere. E' passata la Mezzanotte da circa un'ora e sei stanco di recitare. Il sipario cala come tutte le sere: una lucidata al bancone e a seguire una "botta di scopa e straccio".
Torni a casa, ti guardi allo specchio e ti accorgi di aver ancora su la maschera da "buon samaritano". Ora non puoi più fingere, finalmente te la puoi togliere.
Allora tiri con forza la linguetta laterale del tuo viso per cercare di oscurare quel sorriso isterico fatto di "amori" e "tesori" detti troppo a lungo anche stasera. Ma non ci riesci.
La paralisi labiale che hai indossato per così tanto tempo, unita al massacro psicofisico di storie più o meno toccanti, ha scatenato in te anche un terribile male allo stomaco; prima di iniziare il turno non avevi quest' apprensione viscerale.
 Allora pensi: "Sarà la divisa, l'abito di scena mi stringe un po' !"
 Ma come sgrani i bottoni e tenti di strapparti di dosso pure la casacca, nemmeno questa si toglie.
All'inizio ti spaventi: tutto sembra incollato così bene alla pelle che non puoi fare altro che lasciarti trasportare dal volere degli eventi creati dal tuo stesso destino. La verità è che non puoi togliere nessun costume di scena e nessuna maschera, perché fingere non ti viene bene. Tu sei così, e non puoi fare altro che accettare il tuo mal di stomaco notturno e la bocca che tira ai lati per aver donato troppo riso gratuito anche stasera.
Le giornate scorrono veloci: passano i giorni, i mesi e gli anni. E tutte le sere, quando ti ritirerai stremato nelle tue stanze, ti coricherai indossando ancora quelle vesti sporche, ma preziose.
Una mattina però, quando meno te l aspetti, ti guarderai con più attentamente allo specchio, e stavolta comincerai tu a formulare le domande di rito al tuo "IO":
"Come va? Tutto bene?" "Stai bene?"
Nessuno specchio ti pagherà il conto, nessun "io" ti risarcirà... se non la vita stessa. Sarà li che potrai fatturare l'ammontare di tutte le notti insonni, delle lacrime e dei sacrifici fatti per aver creduto fermamente a quello che era il tuo sogno e non aver mai gettato la spugna.
Ed ora brinda a te per aver accettato le sconfitte, i cambiamenti imposti, la crisi e l'involuzione del pensiero umano.
Brinda per non aver più paura di vivere e di cambiare.
Spaventati quando ti accorgerai di essere un uomo e di essere maturo ed incazzato. Accontentarsi non è mai stato il tuo motto e quando un giorno lo farai, forse è perché sarai clinicamente morto.

Questo è il gioco del portafogli e dell'ambizione, dei sogni a cui tanto credevi e che si stanno per avverare, dell'emergere finalmente dal fango in cui eri abituato a vivere poiché quello era lo stagno in cui "mamma rospo" ti aveva partorito assieme alle altre sue amiche. Si, pure le amiche rospe si mettono d'accordo per figliare...
Ma in quello stagno tu non ci stavi così bene. Il sasso sul quale gracchiavi tutti il giorno non ti bastava, non ti rendeva libero di essere il principe che dentro realmente eri.
E quando arrivò quel bacio, lo stagno magicamente si trasformò e divenne un'isola dalle spiagge bianche e dorate dove la sabbia è una sorella, ed il mare il tuo conforto.
Dove non pensi alla morte ma solo alla vita, dove tenterai realmente di raccogliere i pezzi del destino e metterli insieme per tornare a vincere ancora.
Dove ti emozionerai ripensando alla "casa-lavoro" che hai costruito con tanta dedizione e fatica: una casa in cui regna la creatività e la bellezza, dove il giudizio cattivo è mal accetto, ma dove l'amore in ogni sua PREZIOSA forma è sempre il benvenuto.
Anche in mia assenza quella sarà la vostra casa e il vostro rifugio se ne avrete bisogno. Sono certo che continuerete, dunque, a celebrare il concetto di LIBERTA' che si cela dietro quelle strette e preziose mura piene di sentimento.
Siate felici per me, non invidiatemi.

Hasta lluego cari amori di mille Martini...
Ci vediamo presto.
Grazie di tutto.
Vostro, ma soprattutto mio... Simone,

giovedì 6 aprile 2017

QUANDO SCHIFO IL "BASIC" MA NON IL VINO


Piove. Mentre l'acqua scroscia purificatrice sui tralicci della vite in fiore, la luce bianca del mio Whatsapp lampeggia ininterrottamente. So già che all'interno della chat stanno scorrendo numerose frasi da pessimismo cosmico e deliri da manicomio.
Ad un tratto mi guardo intorno e mi accorgo di essere tremendamente eccessivo.
Le pareti della mia modesta casa ricordano un villaggio turistico Keniota e rafforzano lo spirito zen che si muove sovrano negli ambienti, rispettando le ferree leggi del Feng Shui.

 Le pareti dai colori caldi sorridono violentemente alla catasta di libri sul tavolo, mentre un Siddharta Gautama in tutta la sua calma si erige in loto sul tavolino indiano, impreziosito da pietre di plastica di basso livello, anche se, per il principio della gazza ladra, molto gradevoli alla vista.

Una mandria di zebre, probabilmente depresse, si spiaccicò tempo fa sul cotto non trattato, e si sacrificò a me, padrone indiscusso dell'alcova, scansando il fattore sobrietà con un semplice calcio equino all'indietro.
Non posso che essergliene grato.
Mentre mio figlio dorme rannicchiato su una coperta dal motivo animalièt, in tutta beatitudine, mi accorgo di non avergli dato da mangiare. Ovvio, mi è passato di mente di comperare le crocchette, ma la cosa ancora più grave è che non mi sono dimenticato di passare in enoteca: lo so, sono un pessimo padre.

Piove. Mentre l'acqua continua a scendere sui tralicci della vite in fiore, il vino in casa è già "tramutato" nella bottiglia. Il bianco è in frigo e il rosso riposa tranquillo sulla piccola cantina da parete targata Ikea.
Ad un tratto mi guardo dentro e mi accorgo di essere tremendamente poco basic.

Ho una vita barocca contornata da immancabili deliri bohemièn, conditi dalle innumerevoli insoddisfazioni sessuali che capitano così per caso e che ci distruggono l'esistenza. Vi svelo un segreto: a noi persone poco basic infondo, piace da morire. Abbiamo votato la nostra legge di Attrazione Universale verso il dramma.

Noi che viviamo nella complessità delle parole, dei gesti, delle crisi isteriche senza un reale e apparente motivo,siamo così sensibili alla vita che scorre prepotente sulla nostra pelle candida, che spesso ci ritroviamo rannicchiati in un gomitolo di graffi e cicatrici in mezzo a delle lenzuola bianche di qualche letto sfatto in cui siamo entrati a casaccio.

Nemmeno l'antirughe più potente del Mondo (che tutti sanno essere lo sperma) non sarebbe sufficiente a lenire le ferite della nostra anima. Così ci affoghiamo nei tannini...
E allora, cari Dei incompresi su questa Terra, figli del complicato e del vuoto ingestibile, servi del Dio Bacco non ci resta che berci sopra.
In fondo il vino non ha mai tradito nessuno, e se lo ha fatto, si è sempre sentito in dovere di farlo nella sua più estrema eleganza.
I Greci, prima di espugnare Troia, aspettarono che i Troiani (che pur sempre puttanieri erano) gozzovigliassero nei festeggiamenti, per poi farli cadere in trappola.
Al giorno d'oggi non è in uso copiare questa leggendaria usanza di nascondersi dentro un cavallo di legno, ma datemi retta che una Troia da espugnare si trova sempre, soprattutto dopo essersi tracannati una bottiglia di vino buono.

Scoliamoci l'ennesima bottiglia mentre la primavera ci fissa le labbra tinte dal rosso del nettare più antico del Mondo.

Brindiamo all'ennesima crisi isterica di un'amica preziosa, che oggi sarebbe pure pronta a morire strozzandosi col doccino della vasca da bagno, dopo essersi imbottita di psicofarmaci.

Brindiamo alla miopia della professoressa ipocondriaca in hangover, che stenta a riconoscere le cotte mentre appoggia una mano sulla piastra di un camino apparentemente acceso solo per farsi un po' del male. 
Brindiamo pure a chi è pronto ad avere un figlio per caso rifocillandosi in una seconda Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele, e ora brindiamo a me e a questo elogio alla follia così insulso e affascinante quanto basta.
Attendendo che l'Occidentalis karma bussi alla mia porta, preparerò la cena.





giovedì 30 marzo 2017

MEZZE PENNE RIGATE AL RAGU' VEGANO - SICILIANO DI MELANZANE E LENTICCHIE

Oramai, quando la Primavera è alle porte, iniziamo a preoccuparci della tanto famigerata ed attesa "Prova Costume". Affolliamo le palestre per tentare un ultimo disperato tentativo per rimetterci in forma, esorcizzando psicologicamente tutte le malefatte eno-gastronomiche dell'Inverno passato.
Se anche voi siete come il sottoscritto, ovvero soffrite di patologie (di cui ne vado fiero) come la "Bella vita" e il Buon cibo, ma nello stesso tempo volete comparire meravigliosamente in forma...cominciate dalla Tavola!
Chi l'ha detto che "Se bello vuoi apparire un po' devi patire"? 

Mangiamo sani ma con gusto e con estremo piacere nella preparazione.



INGREDIENTI:

Olio extravergine d'Oliva
Sedano
Carota
Cipolla
1 Melanzana
Lenticchie (se precotte fate prima)
Mezze penne
2 cucchiai di passata di pomodoro
Sale
Menta
Finocchio selvatico
Cumino


Per prima cosa create un soffritto con sedano, carota e cipolla in un cucchiaio abbondante di Olio extravergine di Oliva e lasciate rosolare a fuoco moderato.



Nel frattempo, tagliate la melanzana e lasciatela spurgare delle sue parti amare in abbondante acqua tiepida e salata. Lasciate riposare per circa 15 minuti.


Quando il soffritto avrà raggiunto la doratura, unitevi le lenticchie precotte, le erbe aromatiche e le spezie. Lasciate andare a cottura moderata per qualche minuto attendendo il decorso della melanzana, nel frattempo sfumate con un goccio di vino bianco.


Unite le melanzane al composto e con esse, anche la passata di pomodoro.
Aggiungetevi due mestoli di acqua salata e lasciate stufare proprio come si fa con un ragù tradizionale per circa 20 minuti.


Nel frattempo, cuocete la pasta fino a che non risulti molto al dente...
Unitela nella casseruola assieme al ragù e mantecatela fino a completa cottura.

Guarnite con una foglia di menta e se lo gradite, una grattata di Pecorino.
Per finire, un goccio di olio a crudo e buon appetito!

L'estate inizia dalla tavola!


lunedì 20 febbraio 2017

LA CLASSIFICA DEI 7 GIN ITALIANI COI CUI FARE L'AMORE A TUTTE LE ORE

"God save the Queen" or "God save the Gin"? 
Dio salvi la regina e con essa protegga pure il Gin, questo meraviglioso e versatile "distillato da benedizione" che è rientrato così prepotentemente in voga sul mercato negli ultimi anni.
Per molti, troppi anni abbiamo venduto milioni di kg del nostro bel ginepro italiano agli inglesi, ed ora finalmente, ce lo stiamo custodendo un po' più gelosamente. L'Italia si sveglia sempre con un leggero ritardo rispetto al resto d'Europa, e questo oramai è un dato di fatto e così pure è successo col Gin.
Ad un certo punto abbiamo capito che anche noi, umili distillatori di grappa, eravamo in grado di produrre degli ottimi prodotti. Ci siamo ricordati delle moltitudini di erbe spontanee e botaniche profumate che crescono sui dirupi delle nostre montagne scoscese, sulle pinete marittime e del profumo di finocchietto selvatico che inonda le campagne del Sud.
Abbiamo riscoperto il profumo del mare, delle notti d'estate davanti ai falò e degli aperitivi al tramonto, dell'odore dei boschi incontaminati delle campagne umbre e toscane, dei piccoli borghi diroccati ricoperti dall'edera e dei fiori selvatici che nascono spontanei sulle nostre vigne.

Ed ecco, per voi, una classifica dei 7 Gin Italiani con cui fare l'amore tutti i giorni: su un tavolino di un bar in chiusura o magari, da usare come rompighiaccio per la vostra prima conoscenza.

Al primo posto, c'è un Gin che mi ha conquistato fin dal primo sorso:

                                                               POLI MARCONI 46



Gin delle distillerie Poli 1898 in cui il Cardamomo regna sovrano, impreziosito dal sapore magnifico di Coriandolo. Un Ginepro prepotente arricchito dal retrogusto di Pino.
Ideale per un Gin and Tonic all'acqua di mare, spruzzato di un essenza al Cardamomo.


                                              GIN DEL PROFESSORE (MONSIEUR)



Meravigliosa invenzione del "Jerry Thomas Project" in collaborazione con Antica Distilleria Quaglia che ha infuso a freddo preziose botaniche amare come l'Angelica mixandole a camomilla, lavanda, rosa e vaniglia.

Un gin dal colore ambrato per veri intenditori; a mio avviso ideale in un Martini Cocktail abbinato ad un Noilly Pratt o, perchè no, con una salamoia d'oliva prepotente per un Dirty Martini.


                                           GIN DEL PROFESSORE (A LA MADAME)



Sorella botanica del Monsieur, la Madame è ideale per le Giner in gonnella ma non solo!
Dal sapore meno pungente è però ricca di particolarissime piante: Cassia, Tanaceto, Zedoaria.
I fiori gialli e l'amaricanza del Tanaceto sono riconoscibilissimi ma così come, per chi ci capisce, la Curcuma.

Pollo al curry? Una Madame and Ginger Beer tagliata al Kummel vi farà STRA VE DE RE!


SABATINI GIN

Un London Dry a tutti gli effetti ottenuto tramite la ridistillazione dell'alcol etilico aromatizzato al ginepro e con la presenza di altre botaniche naturali.
E'il Gin toscano di Cortona, a due passi da casa mia, per me che provengo dall'Alta Valle del Tevere.
Qua il finocchietto selvatico e le foglie di ulivo sono preponderanti: mettici accanto una bella bruschetta di pane con un olio nuovo (esagera con una burratina all'olio crudo e qualche scaglia di tartufo e avanti si va).

Acqua di cappero e fiori d'arancio? Credo si sposino proprio bene....

                                                     IMEA GINEPRINA D'OLANDA




Che dire se non una delle più piacevoli riscoperte del Gin italiano di fine Ottocento. Poche, pochissime botaniche e tanto, tantissimo ginepro!
E' il Gin del Futurismo e perchè no, dell'esotico: Cannella, Chiodi di garofano, noce moscata e anice, che a quel tempo, sostituiva lo zucchero.
Una tonica secca, meglio un'acqua brillante e un po' di buccia di limone o un Gin Tea Tonic con tè verde alla menta, e siamo subito in Marocco.

Un Gin da formaggi stagionati ma anche da Strudel di mele: provare per credere.


                                                                           Z44 GIN



Dalle Alpi al mar Mediterraneo è tutto un attimo con Z44 gin della distilleria Roner.
Le pigne e l'acqua che intervengono nella produzione di questa meraviglia sono quelle delle Alpi
tagliate dal sapore balsamico e dalla menta per un tocco di brezza marina.
Non voglio dare alcun consiglio in merito a questo gin poichè devo studiarmelo a fondo, ma suggerisco l'esperienza sensoriale che si adatta bene alla nuova frontiera della miscelazione moderna: la Wild Mixology.


                                                                 HOMEMADE GIN




L'ultimo gin che voglio proporvi è il vostro gin personale, ovvero quello che dovrete provare a realizzare da soli!
Fidatevi che si può, io ci sto lavorando sopra e credetemi, non c'è cosa più soddisfacente che la creazione di un proprio "figlio" a cui potrete infondere tutte le caratteristiche che preferite.
Infilatevi i guanti, cadete nei dirupi, pungetevi con le spine del bosco ma assaporate ogni angolo della vostra bella campagna italiana.

God save me and the bartenders! See u soon.



sabato 28 gennaio 2017

UN ANNO DI TAGLIATELLA TONIC, UN ANNO DI GRAZIE!


La camicia bianca arrotolata fino all’avambraccio lasciava intravedere l’armatura. Le incessanti lotte con il mondo avevano lasciato delle cicatrici indelebili nella sua anima. Con il passare del tempo era riuscito a dare una voce a quei dolorosi segni portandoli in superficie, a farli divenire dei veri e propri amuleti. Andava fiero delle vittorie e le esibiva con vanto. L’inchiostro indelebile sulla pelle gli permetteva di mostrare l’altra faccia di se stesso, rafforzando il pensiero che si mescolava con  la voglia di riscatto dalla vita.
Le  sue mani si muovevano come quelle di un direttore d’orchestra, componendo infinite melodie al suon di tintinnio del metallo sul metallo, bagnato dal liquido che scendeva impetuoso e vigoroso dalle bottiglie.
Riusciva a sorridere spesso, anche quando non aveva nessun motivo per farlo. L’eloquenza e la grazia nei modi erano le armi vincenti. Di certo, le parole di molti non gli interessavano affatto. Staccando la mente dal corpo allontanava la maggior parte delle storie terribili e forzate che le sue orecchie erano violentemente costrette a recepire, riducendo così al minimo il rischio di Burnout. Digeriva male quei pesanti bocconi: rimanevano incastrati lì, proprio tra l’esofago e la gola, costringendolo ad ingurgitare ingenti dosi di distillato, ottimo anticalcare per l’animo sensibile.
Solo il Gin schiariva la sua mente. D’estate lo proponeva  con fierezza esaltandolo con cascate di acqua tonica, d’inverno lo raffreddava semplicemente per poi farlo increspare in una coppa gelata, accarezzata da una punta di Vermouth. Guardavano al cliente più di venti etichette, esposte sulla mensola centrale del banco bar. Altrettante pullulavano nella cassapanca in cantina, rigorosamente chiuse sotto chiave come un tesoro nascosto.
Il regno sorgeva imponente e silenzioso infondo al breve corridoio bianco illuminato solamente dalla luce di una dozzina di candele scure. Una tenda a sipario incorniciava la magia dell’ingresso. La struttura del bancone faceva trapelare un’immensa cura per i dettagli. Sotto il piano d’appoggio, sorgeva imponente la barra appendiabiti. Come un maggiordomo gentile, accoglieva le pesantezze della giornata lavorativa dei clienti che freneticamente si spogliavano dei loro pensieri, mostrando con fierezza i nodi lenti delle cravatte vissute e non più sormontate da una giacca sudata oramai sgualcita.
Con ingenti calici di vino rosso consolava le ricche vedove vogliose ancora di sesso che, cercando di elemosinare un brivido malizioso, si spalmavano come polpi sugli sgabelli in pelle nera, eretti maestosamente dinnanzi alla sua presenza. Conquistava gli amanti con la vodka al lampone mista ad un tocco di piccante, guarnendo col basilico la vittoria pregressa di una notte d’amore che si concretizzava al primo sorso di quella magica bevanda erotica.
Custodiva gelosamente gli attrezzi del mestiere, come fa una madre con un figlio. Ognuno di essi era disposto secondo un ordine logico, non molto simile a quello che seguiva la sua mente quando recriminava la libertà dalle catene. Sapeva dirigere lo spartito conviviale con sapiente maestria, mentre la cascata inebriante scivolava tra i  pensieri  tortuosi levigando i macigni  e trascinando con se ogni possibile preoccupazione o negatività.

Mentre lavorava non pensava all’amore, ma lo creava...

Grazie a tutti!

venerdì 27 gennaio 2017

I DIECI ERRORI PIU' COPIATI AL BANCO BAR


Un noto artista come Picasso sosteneva che il successo era un'arma a doppio taglio in quanto "copiare se stessi è più pericoloso che copiare gli altri poiché porta alla sterilità".
Non posso dare certo torto ad una personalità geniale e lungimirante come lo zio Pablo ma di certo, leggendo questo prossimo articolo, non potrete fare a meno che ricordarvi di questo nuovo detto che ho appena riadattato all'argomento storpiando una vecchia massima: "Imitare è umano, copiare gli errori diventa diabolico".
Ed ecco che sono qui ad elencarvi i dieci errori più copiati al banco bar ai quali, i miei colleghi (ora non esageriamo) continuano a tener fede da diverso tempo e che, a mio modesto parere, sono diventati una vera e propria frustrazione per la miscelazione odierna.
Andiamo ad elencarli insieme.


1) I DRINK SERVITI NEI BARATTOLI

foto di fermentorama
Vorrei partire da quello più comune, dal più persistente, dall'obrobrio per eccellenza che in Triveneto ha fatto scatenare una vera e propria rivolta alcolica: lo Spritz nei barattoli della conserva.
Ogni qualvolta in un locale viene servito uno Spritz in un barattolo, un Veneziano muore.
Mi piacerebbe fare alcune delucidazioni in merito: cari colleghi la moda del "drink nel barattolo" credo sia stata introdotta (ma ne ho quasi la certezza per quel che riguarda il Nostro Paese) da uno dei Barman più rispettati ed ammirati dei nostri tempi, ovvero il Maestro Dario Comini, sviluppando la tendenza dei "Jam Cocktails", ovvero bevande a base di marmellate e confetture. 
Ogni bicchiere o recipiente utilizzato deve avere una sua funzione precisa, ovvero quella di esaltare l'idea di partenza ed enfatizzare le caratteristiche organolettiche della bevanda.
Al giorno d'oggi, un bicchiere non è più solamente un contenitore ma è un veicolatore sensoriale che contribuisce a raggiungere lo scopo dell'equilibrio della bevanda che andiamo a consumare.
Fate attenzione a non utilizzare i bicchieri così all'acqua di rose, o se vi sembra troppo romantica come espressione ce n'è un altra a che fare con il cane ed il suo membro...

2) L'UTILIZZO DELLE CANNUCCE

La nascita di questo utensile risale all'Antichità, precisamente all'epoca Sumera.
I Sumeri, si suppone, la utilizzassero per bere la loro sorta di Birra che, non essendo totalmente filtrata, conteneva ancora notevoli residui densi e torbidi di fermentazione. Fu solo però nel 1888 che un certo signor Stone, diede il via alla produzione della cannucce in plastica.

E'un dato di fatto che le bevande dolci, gassate e molto zuccherine a contatto con i denti, possono rovinare lo smalto ed è vero che utilizzando la cannuccia, il liquido viene "sparato"direttamente in gola. 

Ma cosa veritiera è che l'utensile in questione può proteggere il cliente da quella sensazione di gelo che si crea avvicinando direttamente il drink (colmo di ghiaccio che si rispetti) a contatto con le labbra.
Quindi potremmo affermare che "filtrare" e/o "proteggere da sensazioni glaciali sgradevoli "sia il vero compito della cannuccia", non un destino autolimitante come spesso accade.

Purtroppo però a signora cannuccia viene molto spesso riservato un destino autolimitante.

Toglietevi dalla testa le idiozie che la cannuccia serva ad ubriacarsi prima, a finire il drink il più tardi possibile o altre leggende da parcheggiatori abusivi!

Vedo drink in coppa serviti con la cannuccia. Vedo "Margaritas" in cui il cliente inzuppa la sua bella cannuccia e voi state là davanti, cari colleghi ad ammirare attoniti e sbalorditi la perdita di tutto quel sapore di sale. Non permetteteglielo! Intervenite, fate informazione e soprattutto, se è la prima volta che il cliente viene a bere da voi, indagate sui suoi gusti.


3) LA BARBA ESAGERATAMENTE LUNGA NON FA DI VOI DEI BARMAN PROFESSIONISTI

Oramai non esistono più locali che si rispettino in cui un glabro eserciti la sua professione.

Al di là del gusto personale e dell'attitudine a sfoggiare o meno un certo look, vedo solo e solamente pastori di gregge o rabbini dietro i banco-bar.
La moda, l'hipster style, le camicie a quadri e quadretti oramai hanno fatto il loro corso e vorrei ricordarvi cari colleghi, che la barba è un crogiuolo putrido di batteri che in meno che dir si voglia, finiranno dentro il drink del vostro cliente.
A tutto c'è una misura: un pò di barbetta ci sta ma "Mago Merlino style" lasciamolo a chi non deve vendere materia o liquido commestibile.
E poi se ieri lo ha detto pure la D'Urso in un suo servizio interessante a Pomeriggio 5 che la barba lunga contiene tracce di feci! 
Cordialmente saluto.


4) LA GUARNIZIONE


Altro tema a me caro che necessità di una particolare attenzione è il tema della guarnizione nel drink. Parlare di guarnizioni al giorno d'oggi necessiterebbe di un'articolo dedicato interamente a questo paragrafo poiché, come avviene nei piatti da ristorante, la guarnizione dovrebbe essere almeno quasi interamente commestibile e non velenosa.
Sarebbe buona cosa che essa servisse a completare l'aspetto del drink laddove ce ne sia bisogno e non serva solamente a stupire.
La moda a cavallo tra gli anni '80 e '90 prevedeva che l'intaglio di frutta e verdura, nonché il famoso "spiedino" fosse quasi d'obbligo nel servizio di un drink. L'attenzione era molto più incentrata sull'abbinamento cromatico e sull'utilizzo di creme di liquore dai prepotenti gusti fruttati e dai colori accesi.
Era l'era del "Tequila Sunrise" che andava a sfumare le tinte del succo d'arancia con la granatina creando l'effetto tramonto. 
Era l'era del "Blue Curacao", quasi (ahimè) totalmente inutilizzato oggi nella miscelazione avanzata.
Ma era, e tutt'ora lo è, il periodo della famosa fetta d'arancio e di limone. Preghiamo...
Preghiamo o fratelli e sorelle per tutti i limoni ammuffiti dentro i cassetti dei bar, preghiamo per tutte le ruote di limone bucate per strada e messe a dismisura e senza cognizione di causa dentro i Campari Soda senza sapere che ciò che profuma e ciò che contiene oli essenziali sono le bucce e non le polpe.

Preghiamo allora cari fedeli alcolisti affinché questo enorme fiume di acidi citrici che scorre sui nostri coltelli "sventra-semi" a doppia punta possa un giorno terminare.
Amen.


5) L'APERICENA

Negli ultimi anni ci siamo dimenticati di una cosa.. "E di cosa ci siamo dimenticati?"Ci siamo dimenticati che l' Aperitivo è una bevanda alcolica che nasce per stimolare l'appetito e preparare al pasto e non per sfamarsi.
Questo famoso rito nacque a Torino più di duecento anni fa, nella bottega di Benedetto Carpano, inventore del famoso Vermouth. Ippocrate stesso, molti secoli prima, creò il suo famoso "Vino di Ippocrate", dedito a stimolare l'appetito e quindi a curare l'inappetenza dei suoi pazienti attraverso l'assunzione di erbe medicinali rilasciate nel vino dolce per rendere più commestibile l'amara bevanda. Persino gli antichi romani bevevano un'aperitivo chiamato Mulsum, a base di vino e miele.
Ma oggi, un locale viene scelto o meno in base alla quantità di cibo che offre.
Si contano enormi distese di fette di pane raffermo alte dieci centimetri e restaurate con ingenti spalmate di salse abominevoli. Si fa riempire il cliente a basso costo come negli Oriental Sushi Restaurant in cui l'Uramaki è una palla da 500gr di riso e il pesce è solo un concetto astratto.

Errore imperdonabile che grava sull'aspetto qualità del drink, che molte volte viene messo in secondo piano.
E'un po' come scegliere questo o quel supermercato in base alla pittura delle pareti.
Lo stuzzichino, meglio se abbinato, è il benvenuto purché sia di qualità.


Continuerò e distruggerò tutti i falsi miti dei locali copiatori affinchè questo delirio di onnipotenza e "credulonia" sia portato alla luce. Il cliente deve tornare ad essere conscio e padrone di se stesso in modo da poter donare i suoi preziosi vizi a chi fa onore del suo guadagno.
Facciamola finita di pensare che questo mestiere sia per tutti: io non mi sono mai sognato di andare a svitare un motore o infilare un trapano in bocca ad una persona, benché alla fine, svitare due bulloni o togliere qualche dente potrebbe essermi stato utile e molto appagante durante i miei deliri da esaurimento nervoso.


Gli altri cinque errori fatali li troverete largamente contestualizzati nel prossimo articolo di Tagliatella Tonic.
Vostro Mosè che prova a custodire le "tavole della legge del buon bere".
Così sia.


giovedì 12 gennaio 2017

L'AMORE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI: I METODI SENSORIALI AL BANCO BAR E IN CUCINA

Non siamo qua a parlare oggi delle nostre/vostre illusioni e delusioni amorose come si evince dal titolo provocatorio, bensì oggi parleremo di una cosa che potrebbe essere, in misura temporale, precedente al vostro appuntamento amoroso e agli scambi di saliva o dei vari liquidi corporei che avvengono in seguito.
Avete mai fatto l'amore con le parole? Vi siete mai chiesti se qualcosa fosse andato storto per una parola sbagliata al momento sbagliato? Credo di si...

E vi siete mai chiesti come mai, mentre cucinate il vostro piatto preferito o miscelate il vostro drink abituale questo non risulterà mai tale e quale al precedente benchè lo avrete preparato migliaia di volte? 

Quando l'amore fa acqua da tutte le parti, cari miei Marzulliani lettori e mie piccole Bridget Jones in lacrime, quando piangete per dei principi non più tanto azzurri, pensate che ogni materia che ha la capacità di reagire alle emozioni in maniera differente (compreso il nostro corpo) è fatta proprio d'acqua.

Concludendo questo sillogismo dinamico, possiamo pensare che la base di ogni piatto cucinato o di un drink appena fatto è l'acqua: essa è presente nelle verdure in grande quantità, interviene nella cottura dei nostri piatti e perchè no, anche nella costruzione dei nostri drink, attraverso l'utilizzo del ghiaccio ma non solo, che altro non è se non acqua allo stato solido.

L'acqua reagisce in maniera differente in base alle informazioni che riceve

Masaru Emoto, famoso ricercatore giapponese, ha dedicato la sua vita allo studio del comportamento dell'acqua ed ha scoperto che essa reagisce in maniera differente in base alle informazioni che riceve.
In particolare, se l'acqua riceve un'informazione positiva, come ad esempio "Ti Amo", i suoi cristalli assumeranno forme omogenee e armoniose; viceversa, se essa è sottoposta ad un'informazione negativa, come ad esempio un "Ti Odio", mostrerà cristalli con forme non omogenee,
Lo stesso scienziato lo dimostrò con il facilissimo "Esperimento dell'acqua e del Riso".


Procuratevi due vasetti di vetro e riempiteli per due terzi di acqua e per il restante terzo di riso crudo.Su uno di questi applicatevi un'etichetta con un'informazione positiva e sull'altro negativa. Conservateli al buio per circa due mesi e controllate. Alla fine noterete che il contenuto del vasetto a cui è stata applicata la info positiva rimarrà intatto mentre l'altro sarà diventato una poltiglia scura. Tutto ciò a dimostrare che, i nostri pensieri e le nostre emozioni o parole dette possono davvero influenzare la realtà.
I metodi sensoriali in cucina e al bar
Appurato dunque che l'acqua ha una memoria e che reagisce diversamente alle emozioni, ecco alcuni consigli utili per applicare al meglio questi procedimenti nei nostri locali in modo da trasferire le vostre energie positive anche nelle pietanze e nelle bevande che preparate:
Ecco un metodo simpatico e veloce per sviluppare, perchè no, un evento speciale nel vostro locale:

Giocate con le posate e con i recipienti

La sinestesia, ovvero il trasferimento di emozioni e percezioni, è un concetto di cui abbiamo già parlato in precedenza. Divertitevi dunque, per esempio, ad assaporare o a far assaporare ai vostri commensali, un formaggio sia da una forchetta che da un coltello: se presterete un attimo di attenzione noterete che il sapore cambia.
Non è magia ma è la percezione del nostro cervello che riceve impulsi differenti in base alla materia di cui è fatta la posata in questione e viceversa.

Illudete il palato cambiando il gusto alle cose


Se presentate per cena un pomodoro su un piatto, il palato già si preparerà a ricevere il gusto del pomodoro (che tutti conosciamo bene) attivando la memoria sensoriale del ricordo che preparerà le nostre papille gustative a ricevere l'aspro, polposo e erbaceo sapore dell'ortaggio.
Ma se invece quel pomodoro fosse in realtà un dessert? Come?
Create un semifreddo alle fragole, cospargetelo di gelatina rossa e dategli la forma di un pomodoro, ad esempio, conservando la reale attaccatura del pomodoro.
Il palato si illude e voi, farete gioire di stupore i vostri commensali.

Crea l'atmosfera nel locale con la Meditazione Vibrazionale a 432Hz



La Meditazione Vibrazionale è un tipo di meditazione che si rifà alle tradizioni Yoga e Buddhiste dell'unione del corpo con la natura.
E'chiamata la Frequenza della Guarigione, ovvero la frequenza in cui vibra l'Universo, fu già anticamente scoperta in passato da Giuseppe Verdi che lottò per costituire la nota musicale "Là" ad uno standard di 432Hz.
A questa cosiddetta frequenza dell'Universo, vengono attribuiti  ingenti poteri curativi: rilassamento totale del corpo, modificazione della respirazione, del battito cardiaco e del pensiero. stimolando l'equilibrio di rilassamento della mente e del corpo.

Prima di fare da bere aromatizzate il ghiaccio con un "Ti amo"

Provate, anche a scopo scenico, a far percepire al vostro ghiaccio lo stesso principio dell'esperimento dell'Acqua e del Riso.
Create due lastre di ghiaccio e prima di metterle a congelare, ponetevi due foglietti con su scritto due sensazioni opposte: un "Ti Amo" ed un "Ti Odio".

Nel frattempo fatemi sapere cosa succede... Ci vediamo alla prossima puntata!





mercoledì 4 gennaio 2017

HAI BISOGNO DI AIUTO? CONSULENZE, PUBBLICITA' E INCREMENTO CON TAGLIATELLA TONIC

Vuoi pubblicizzare la tua attività? Gradisci qualche consiglio per migliorare il tuo ristorante? Hai qualche dubbio sui piatti che prepari?

Ti sei stancato del vecchio menù e gradiresti dare una rinfrescata alla carta? 



Gradiresti essere meno criticato ma più valorizzato?

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Pensi che il tuo locale abbia bisogno di una boccata di aria fresca?

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Contatta "Tagliatella Tonic"! Invia un messaggio alla Pagina Facebook e ti ricontatteremo il prima possibile!

Tagliatella Tonic è un blog gestito da Simone Mariani, barman professionista, esperto di abbinamenti drink-food, diplomato Food Blogger con CEDISS, corso di studi online (Politecnico di Torino).