sabato 28 gennaio 2017

UN ANNO DI TAGLIATELLA TONIC, UN ANNO DI GRAZIE!


La camicia bianca arrotolata fino all’avambraccio lasciava intravedere l’armatura. Le incessanti lotte con il mondo avevano lasciato delle cicatrici indelebili nella sua anima. Con il passare del tempo era riuscito a dare una voce a quei dolorosi segni portandoli in superficie, a farli divenire dei veri e propri amuleti. Andava fiero delle vittorie e le esibiva con vanto. L’inchiostro indelebile sulla pelle gli permetteva di mostrare l’altra faccia di se stesso, rafforzando il pensiero che si mescolava con  la voglia di riscatto dalla vita.
Le  sue mani si muovevano come quelle di un direttore d’orchestra, componendo infinite melodie al suon di tintinnio del metallo sul metallo, bagnato dal liquido che scendeva impetuoso e vigoroso dalle bottiglie.
Riusciva a sorridere spesso, anche quando non aveva nessun motivo per farlo. L’eloquenza e la grazia nei modi erano le armi vincenti. Di certo, le parole di molti non gli interessavano affatto. Staccando la mente dal corpo allontanava la maggior parte delle storie terribili e forzate che le sue orecchie erano violentemente costrette a recepire, riducendo così al minimo il rischio di Burnout. Digeriva male quei pesanti bocconi: rimanevano incastrati lì, proprio tra l’esofago e la gola, costringendolo ad ingurgitare ingenti dosi di distillato, ottimo anticalcare per l’animo sensibile.
Solo il Gin schiariva la sua mente. D’estate lo proponeva  con fierezza esaltandolo con cascate di acqua tonica, d’inverno lo raffreddava semplicemente per poi farlo increspare in una coppa gelata, accarezzata da una punta di Vermouth. Guardavano al cliente più di venti etichette, esposte sulla mensola centrale del banco bar. Altrettante pullulavano nella cassapanca in cantina, rigorosamente chiuse sotto chiave come un tesoro nascosto.
Il regno sorgeva imponente e silenzioso infondo al breve corridoio bianco illuminato solamente dalla luce di una dozzina di candele scure. Una tenda a sipario incorniciava la magia dell’ingresso. La struttura del bancone faceva trapelare un’immensa cura per i dettagli. Sotto il piano d’appoggio, sorgeva imponente la barra appendiabiti. Come un maggiordomo gentile, accoglieva le pesantezze della giornata lavorativa dei clienti che freneticamente si spogliavano dei loro pensieri, mostrando con fierezza i nodi lenti delle cravatte vissute e non più sormontate da una giacca sudata oramai sgualcita.
Con ingenti calici di vino rosso consolava le ricche vedove vogliose ancora di sesso che, cercando di elemosinare un brivido malizioso, si spalmavano come polpi sugli sgabelli in pelle nera, eretti maestosamente dinnanzi alla sua presenza. Conquistava gli amanti con la vodka al lampone mista ad un tocco di piccante, guarnendo col basilico la vittoria pregressa di una notte d’amore che si concretizzava al primo sorso di quella magica bevanda erotica.
Custodiva gelosamente gli attrezzi del mestiere, come fa una madre con un figlio. Ognuno di essi era disposto secondo un ordine logico, non molto simile a quello che seguiva la sua mente quando recriminava la libertà dalle catene. Sapeva dirigere lo spartito conviviale con sapiente maestria, mentre la cascata inebriante scivolava tra i  pensieri  tortuosi levigando i macigni  e trascinando con se ogni possibile preoccupazione o negatività.

Mentre lavorava non pensava all’amore, ma lo creava...

Grazie a tutti!

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