mercoledì 14 marzo 2018

Il CLIENTE NON HA SEMPRE RAGIONE


"Il mio voto potrebbe ribaltare la classifica"

Non appena accendiamo il televisore siamo, ad ogni ora, e ripeto...ad ogni ora della giornata catapultati in qualche convivio gastronomico fatto di cucine a vista, ristoratori in crisi o ristoranti da incubo che hanno bisogno di essere stravolti o giudicati per mano di note superstar della pastasciutta che secondo un'ascesi mediatica, risalgono i canali del telecomando dall' 1 all'infinito.

Nel frattempo la famigliola riunita dal fancazzismo pre-digestione, è seduta sul divano e segue attentamente la critica dei giudici che, in riunione al completo, danno voti sul convivio, sulla presentazione dei piatti, sulla location e sul servizio. I figli adolescenti intanto, gettano un occhio al cellulare, il padre si fuma la sua bella sigaretta e nel frattempo sfoglia il giornale mentre la madre totalmente catapultata nella trasmissione, cerca di carpire i segreti della preparazione del pomodorino confìt.
Immaginando un'ipotetica situazione del genere voglio far leva sull'esposizione mediatica a cui sono esposti i quattro soggetti: il messaggio verrà assimilato in maniera differente dagli stessi ma passerà comunque creando delle vere e proprie illusioni nelle loro menti e darà vita a quella sindrome che noi tutti oggi conosciamo come "sindrome da food-blogger".
La famiglia non è abituata ad uscire fuori a cena e non ne sa pressoché nulla delle esperienze sensoriali che devono essere tenute in considerazione quando si varca la soia di un vero ristorante.

Non conoscono molto spiccatamente gli spazi e le sensibilità dei veri chef, né tanto meno possono immaginarsi che esistono dei luoghi in cui l'arte passa dalla porta sul retro per raggiungere le portate, influenzandoli o magari rivedendo la visione popolare per la quale fino a quel momento la cucina della nonna è stata per anni l'unico metro di paragone.

Una sera qualunque entreranno in un ristorante e si sentiranno sicuramente legittimati a prendersi il loro momento di notorietà travestendosi da gourmand, magari ricorrendo alla più grande piaga d'Egitto della ristorazione: TripAdv...sor.

Scriveranno recensioni senza cognizione di causa, daranno valutazioni sul conto, non pensando alle materie prime e alle ore di lavoro che si nascondono dietro ad una pasta fatta in casa.
Giudicheranno spietati senza un minimo di cultura gastronomica in merito, useranno le loro abilità nel food-shooting solo perché possiedono una buona fotocamera e senza accorgersene, creeranno un danno enorme per aver regalato un "pallino" in più o in meno a chi non se la meritava affatto.
Esprimeranno un giudizio insindacabile su una pasta preconfezionata secondo il "personal-pensamiento" totalmente errato, con quell'atteggiamento trafugatore e scontato che li ha resi critici gastronomici solamente standosene seduti sul sofà.

Bisognerebbe essere oramai in grado di distinguere al giorno d'oggi il fabbisogno primario di cibo e l' esperienza sensoriale a cui si va incontro e ahimè, pare che questa enorme differenza, vada ogni giorno sempre di più appiattendosi.

Che fine farà dunque, usando l'esempio tra gli esempi, il coraggio di Massimo Bottura



chef pluri-stellato che ha dato vita ad una nuova corrente di cuochi emozionali, che ha deciso di rompere i legami con la tradizione osando dall'alto e potendosi permettere di camminare come un "piccione sul cornicione".
Dove andranno a finire gli errori di una portata caduta a terra traendone il giusto beneficio dal destino, reinventando e manipolando il caos in un perfetto ordine gustativo?
Quando la smetteremo dunque di sentirci tuttologi del gusto senza forchette in mano solo perché siamo in grado di trangugiare l'intero piattino del pane attendendo l'antipasto?!

Ci meriteremo dunque di fare la fine del colonnello di Gabriel Garcia Marquez quando, nell'ultima gara del proprio gallo da combattimento prima di morire di fame la moglie gli chiese:" E nel frattempo cosa mangiamo, afferrandolo per la maglia scuotendolo energicamente.
"Dimmi cosa mangiamo!"
Il colonnello ebbe bisogno di settantacinque anni, minuto per minuto per giungere a quel momento.
Si sentì puro, esplicito, invincibile nell'istante in cui rispose: "MERDA".











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