venerdì 19 ottobre 2018

RICOMINCIO DA UN PIATTO DI CRUDI: I GIARDINI DI GIADA


Non avevo programmato nulla ieri sera per cena, ma una cosa era ben chiara nella mia mente: volevo svagarmi, uscire, parlare ed ascoltare voci nuove, perdermi col cervello in torpiloqui più o meno profondi, gettandomi in pasto alla gente giusta (quella che dico io).
La perdita di mio padre la settimana scorsa aveva fermato tutto, congelando i miei pensieri professionali, lasciando spazio solo alla tristezza, alla mancanza e ad un famelico - "inolvidabile" senso di fame perenne.

Per non incappare nella sindrome da stress post- traumatico decido allora assecondare il mio bisogno di nutrirmi come "Maramao perché sei morto" si quello della filastrocca, che "pane e vin non gli mancava, l'insalata era nell'orto, Maramao perché sei morto", organizzando una sorta di"U cuonz", l'ennesima cena di consolazione.
Una delle frasi recitate da mio padre negli ultimi giorni prima di morire fu "Che fame che ho!": tutto ciò ha scaturito in me la volontà di fargli trovare la pace dentro il mio stomaco (è possibile, lo dice l'antropologo Scozzese Jeorge Frazer).

Questa tremenda voglia di convivio non mi spinse verso vette culinarie irraggiungibili ricche di aspettative, ci accontentammo (o meglio credemmo di accontentarci non di stupirci) del Giardino di Giada, e di Yu, rinomato oste cinese con accento incantevolmente dialettale ma con professionalità gentile.
Conoscevo già questo ristorante da tempo ma ieri sera, a differenza di altre, feci di tutto affinché mi dessero la benedizione unanime di andare a mangiare del sushi. Non ci misi molto a convincere il resto della tavola, e di questo Yu se ne accorse immediatamente trasformandosi in una sorta di Confucio cinese, dall'alto dei suoi 26 anni.
Ordinai un'alga Wakame e un piatto di Sashimi che da li a poco si rivelò meraviglia: Yu aveva delle Ostriche fin de clair. "Cazzo, aggiunsi io, non è possibile!"Ora ditemi quanti di voi hanno visto Ostriche in un ristorante Cino-Giappo.
"Quante ne vuoi?" mi domandò Yu. 
"Portane un secchio" risposi io. 
Yu sorrise e optò per due, scelta saggia ed onesta per il mio conto. 
"E da bere?"
Alla mia richiesta di un Gin & Tonic, Yu indicò il bancone accompagnandomi con la gestualità di un Samurai, sfoderò un coltello, un limone e tirò fuori una busta di ghiaccio dal nulla...
"Fattelo da solo, vieni al bancone"
Era come se ancora una volta, volesse farmi un regalo inconscio. Il mio bisogno di distrarmi, di lavorare, di ricominciare ad impegnarmi lui l'aveva percepito.
Aggiunsi al gin delle gocce di Soia e una crustas di Wasabi per restare in tema colorando il tutto con una buccia di limone che stranamente odorava di Timo.
Mi sedetti di nuovo, continuando ininterrottamente a ciarlare.
Ad ogni boccone di pesce crudo, aumentarono le intensità degli argomenti proporzionalmente all'udito di Yu che diventava sempre più sopraffino.
Le parole si cosparsero in mezzo a quel piatto di crudi: per ogni tipo di pesce che afferravo con le bacchette e posavo sulle labbra si delineò un argomento diverso.
Fu quando iniziai a succhiare le teste di gambero che affiorò la fatidica domanda: "Hai voglia di parlare un po' di tuo padre?" Avevo parlato di tutto illustrando dettagliatamente gli ultimi anni della mia vita italo-ibicenca.

Da lì a 5 minuti Yu, che faceva finta di asciugare bicchieri, ruppe il silenzio e si inserì nel discorso avendo oramai ascoltato oramai tutta la lista delle cruditè della mia vita.

"Non puoi più aspettare, adesso devi sfruttare questo dolore, hai 30 anni ed è ora di diventare qualcuno, tu devi diventare famoso",disse.
 Prima che dovettero allargare le pareti del ristorante e rompere il tetto per far spazio al mio ego che nel frattempo aveva risorto gamberi, tonni rossi, squali balena e pesci martello mi tremarono le gote dopo aver ricevuto "sto schiaffone di vita" da un estraneo.
In quel momento capii allora il motivo per il quale i miei sesti sensi avessero insistito tanto per portarmi lì.
Una cena a volte non è solo una cena. E' un messaggio del destino, un'incrocio di vite e di esperienze, di parole al vento o di carezze di vita.
Conto ottimo: 32 euro! Onesto e per nulla lucroso: una seduta da uno psicoterapeuta mi sarebbe costata almeno il doppio.
Ci salutammo tra un Sakè e un biscotto della fortuna che testimoniò la magia di tutta la sera in una frase:



E dopo aver percorso questo viaggio Tizianesco che sembra un po' assomigliare a quelli che racconta Terzani in "Un indovino mi disse" ricomincio così, da un messaggio dentro un dolcetto e da un piatto di crudi, mi offro un bel premio, accetto offerte e vado avanti.

Grazie Yu, grazie Giardini di Giada, no tu NON SEI UN "ALL U CAN EAT... MA UN ALL U CAN DREAM".












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