mercoledì 23 gennaio 2019

LO CHAMPAGNE NON DEVE FARE RUMORE

E' una lezione che appresi bene quando mi trovai complice dello scoppio di un tappo di sughero sul tetto appena tinteggiato di un Hotel 5 Stelle di Ibiza.
Più che una complicità quella volta fu una congiura, lasciatemelo dire: una barbara congiura che diede manforte ad una losca lobby che mi temeva professionalmente.
Era il giorno del primo evento ufficiale quando, i furbi, pensarono di servire "Perrier Juet" in una torrida giornata a 40°, senza nemmeno raffreddarlo in precedenza, ma semplicemente adagiandolo su delle glacette piene di ghiaccio.
Il culo, perdonatemi il Francesismo, volle che ad afferrare la bottiglia più convulsionata di tutte, ci fossi io.
E dopo aver allentato la "muselette"(gabbietta salvatappo per i più erpici) il tappo partì come un razzo incastonandosi sul soffitto di cartongesso ancora tenero.
Prontamente il Bar Manager mi congelò con lo sguardo e il mio cervello si mise in modalità Spagnolo traducendo la seguente frase: "Avresti potuto congelare le bottiglie in precedenza, invece che me..Capra!"
Ma non pronunciai una parola: a volte bisogna accettare le sconfitte del destino.
Da allora, non oso più far saltare nemmeno il tappo del Prosecco della Coop: figuriamoci se mi metto a sciabolare Champagne.

photo by Thomas delsaut

"CHAMPAGNE: NELLA VITTORIA UN MERITO, NELLA SCONFITTA UNA NECESSITA' "
(Napoleone Bonaparte)

Recita così una delle più celebri frasi di Napoleone Bonaparte sullo Champagne, il vino spumante per eccellenza ottenuto da Metodo Champenoise (o metodo Classico) utilizzando il nome della regione di provenienza per dare un valore prettamente autoctono al prodotto.
Le uve impiegate nella realizzazione sono principalmente tre: Pinot Noire, Chardonnay e Pinot Meunier.
Considerata la regione più a nord per produrre vino di Alta Qualità, vanta un clima mite che però conserva un'acidità molto elevata all'acino permettendo una seconda fermentazione in bottiglia.
L'altra caratteristica di base della zona è l'elevata presenza di gesso nel sottosuolo che conferisce al prodotto sapidità, mineralità ed eleganza.


PERCHE' SI SCIABOLA?

Napoleone in efffetti non era solamente un ottimo generale bensì un ottimo precursore delle strategie di marketing e si racconta che lo stesso vantasse il titolo di "Sabreur", ovvero sciabolatore.
Gli "Ussari" ovvero i soldati, erano soliti festeggiare le vittorie in battaglia aprendo bottiglie con la stessa sciabola con cui combattevano.
A volte anche prima degli scontri veniva praticato questo rito per benedire l'arma e dare un pizzico di incoscienza al soldato che veniva spedito a morire.

Ma eccoci qua dinanzi al fulcro del nostro articolo che si avvale sia di esempi goliardici ma anche di chimica per avvalorare la tesi del "NON SCIABOLARE LO CHAMPAGNE"

"SCIABOLARE E'VIOLENZA"

photo by Chris


Oltre che trovarlo a mio avviso un gesto di estrema "sboroneria" e poca eleganza che sottolinea ormai nel nostro secolo il mettere in mostra una considerevole possibilità economica è più che altro una violazione alla natura del prodotto.
Il vino infatti soffre di ogni variazione di stato molto repentina: temperatura, luce, movimento.
Pertanto quando si apre una bollicina è ideale farlo disperdendo il meno possibile la quantità di anidride carbonica poiché sempre pur si parla di fermentazione.

Tralasciando la parte tecnica mi sento svenire difronte alle povere bottiglie decapitate, malmenate e andate in frantumi. Giustiziate come la ghigliottina quando la saldatura non parte dopo il primo colpo secco.
Ultima cafoneria mediatica è il video del titolare di un noto ristorante stellato di San Francisco che fece scoppiare in mille pezzi una "Nabucodonosor" da 15 litri lavando il pavimento con 2.000 euro dopo aver colpito la preziosa bottiglia come mia nonna colpiva i topi in cantina con la scopa.

Caro, tu sei quello che i Francesi chiamano... Les encompetent.



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