giovedì 28 gennaio 2021

L'INDIGESTIONE DA CONTENUTI DISFUNZIONALI


Benvenuto mio caro e stimolato amico lettore, 

oramai stanco, sovrappeso, impaurito, più povero di prima, sempre nervosamente assetato e con la stessa voglia di vivere di un'ostrica in agonia cotta a bassa temperatura.

Mentre siedi comodamente sulla tua poltrona in Chesterfield in pelle color Cohiba, taglia furtivamente la busta che ti ho (forse) recapitato per rendere omaggio a questo povero banconista ambulante, annacquato, con la cannuccia e che tu, in segno di sostegno morale e palliativo per il tuo animo, hai gentilmente acquistato.

Ora stringi glorioso il liquido tra le mani e imprecando verso il nulla con tono imperioso "Donna, portami un bicchiere", reclama il calice.

Se sei una gentil donzella, invece, atteggiati rozza come una Big Mama nel carcere di New Orleans, pelle color ebano e culo gigante, vestita in divisa ma etnica nell'animo soul, mentre rivendica il potere al suo celerino corrotto.

Ora prima di leggere schiarisci la voce. Affronta questo scritto in modo solenne e con pacata contrizione; appropinquati timido a queste righe come una vergine sacrificale prima dell'altare poiché ricorda: le parole, usate nel modo giusto, sono esseri importanti che possono cambiare il peso del Mondo.

"Sintonizzati sul tuo canale preferito e rilassati, ti auguriamo una piacevole abbronzatura" recitava la voce guida del Centro Solarium prima dell'arrosto, una volta, prima che i bambini in preda a capricci da reclusione costringessero i genitori a sperperare i risparmi di una vita in colori indelebili per Arcobaleni e teli bianchi da stendere alla finestra per incitare i cortei "Pride" di tutta Italia.

Oggi però, snoccioleremo un altro argomento, più comune e assai banale, di poco spessore e senso poco

 "sensato" ma che a tutti, almeno una volta nella vita (si spera) dovrebbe essere successo.

 Parleremo di una patologia in teoria molto comune, dai più non considerata alla stessa stregua di una normale influenza: "l'Indigestione da contenuti disfunzionali"

L'Indigestione da contenuti è un disturbo che attacca lo stomaco e il cervello durante o dopo essersi nutrito. Può provocare una sensazione di dolore e bruciore allo stomaco e, nei casi peggiori, crisi isteriche e attacchi di violenza improvvisa ma nettamente giustificata.

Può essere la conseguenza di un pasto eccessivo, a base di alimenti difficili da digerire: alimenti iperprostatici, fritti e rifritti oppure cibi a cui non siamo prettamente abituati tra cui insetti, ad esempio locuste, scarafaggi, Grillini, Salvini e i famosi vermi Fascistini. 

Tutto ciò ovviamente, mentre Conte sale al Quirinale e a noi i conti si svuotano e "non tornano più"

Ma il falco và, senza catene, costretto a battersi in ritirata perché gli avvoltoi di nuovo affamati sono appostati sui tetti di Roma e pronti a schiantarsi sui cadaveri dei Sena-tossici assieme a Letizia (a MO' di RATTI) per la redistribuzione delle droghe pesanti a "SanPa di Gallina", in base al PIL(indolor).

Forse per la ridistribuzione dei "Vitalizia" al profumo di Intesa.

E mentre i governi cadono e i vescovi esprimono il proprio dissenso sulla situazione del mercato italiano, quello della frutta prosegue florido con Meloni in offerta ma decisamente fuori stagione e con una ingente quantità di prosciutto negli occhi. Scusate è il mio turno:

"Prego mi dica" 

"Per me solo Patanegra, il melone mi concilia un certo reflusso gastroesofageo, forse anche l'orticaria, la tisi, la gonorrea, la scabbia, convulsioni e piaghe d'Egitto. Ringrazio in anticipo"

Nel dubbio dipingi: arancioni in zona arancio con un tocco di giallo rinforzato ed ecco che se aggiungi un po' di vodka diventa uno "Screwdriver". Bianchi addio e infine Rossi: mai per sbaglio ma sempre per scelta di sangue.




Rozzi cibernetici signori asintomatici orgoglio degli isolamenti fiduciari, Sanremo senza Remo e Romolo ma solo con le lupe e poca  Mollica "atturrata", condita e tostata in padella; si usa molto in Sicilia per condire la pasta con le alici. 

L'inquietante aspetto di una Smartworker del 2045 chiamata Susan, vestita di un pigiama improponibile e con un porro in faccia che soffre di obesità, affaticamento degli occhi, perdita di capelli e "teck-nek", che non è la versione dance di "Laura non c'è". Anche se, debbo sottolineare, una somiglianza incredibile con la vicina che abita nella casa in affaccio sul Tevere.

I ristori e maraviglia intrisi di redditi di "Emergenza Aperitivo", la fatina, la Mesopotamia e la crisi delle coppie tra il Tigri e l'Eufrate impegnate in un "Rock n roll Sofà" col culo al quadrato, la laurea Honoris causa in Netflix e la "Negazionistacion" una ragazza di 69 anni che fuma Marjuana dai tempi di Pannella (che Bob Marley l'abbia in Gloria) ma vive da una vita con la paghetta dei genitori ultramiliardari oramai cenere ma che pretende di impartirti lezioni sul sacrificio.

Lady Gaga inquisita Satanista che mangia i bambini cristiani per mantenersi in forma come in American Horror Story prima di cantare "God bless America" per Joe Biden, mentre il "vecchietto Bernie dove lo metto Sanders" mi rimanda la mente al professore di Inglese del Liceo quando elegantemente metaforizzava: "Dal basso sento uno strano gonfiore salire, e tra poco inizierò a volteggiare per la classe con due bei e gonfi palloni aerostatici", e lo stesso vale per me senza includere nel pacchetto quelle orrende muffole anti-geloni.



Le palestre chiuse e la scarpetta sulla disoccupazione; I trainer online oramai galoppano coi loro sudati video in diretta del "buongiorno" e "buonasera" verso Samarcanda (oh oh cavallo oh oh) prossimi a lucidare, quel che ne resta del bicipite, con il panno da cinquanta centesimi per vetri fumosi venduto nei distributori automatici di fianco all'autolavaggio.

Non scende invece il trend per la pasta fatta in casa che si impenna di critiche per la "Lasagna in Tubetto"di Valerio Braschi, prodigioso vincitore di Masterchef,  ma rimane a pari merito delle famigerate "Tagliatelle di Nonna Pina" un pieno di energia effetto cocaina. Si sa', gli 80 euro di Renzi li avete sempre investiti nella peggior robaccia, quando l' unica riga che avreste dovuto tirare correttamente è quella incrociata sopra la giusta casella elettorale macchiata oramai di Pizza, populismo e Mandolino.


                                 

E poi ci troveremo come come le star, a bere del Whisky nei parcheggi o alle feste di compleanno abusive di diciottenni assoggettati alla paranoia delle 21.58, devotissimi a non sforare il coprifuoco, prima che la carrozza si trasformi di nuovo in una zucca e i cavalli in topolini.

Potrete pagare tranquillamente il tutto in comode rate mensili di depressione condita alla "se solo lo avessi saputo". 

E allora scendi nella strada, balla e butta fuori quello che hai, imbraccia il Grammofono e inzuppati nella nostalgia canaglia che fa da padrona alle oscurità estreme del weekend con cui una volta, noi famigerati mangiatori di fette della notte, andavamo a braccetto, lubrificando i ricordi e gli impegni del Lunedì (quando ancora ne esisteva uno) che impetuoso faceva capolino tra invalidanti hangover della Domenica quando coi succhiotti coperti dal foulard fondotinta di tre toni più scuri, ti trascinavi tumefatto al pranzo dei parenti.

Sempre Noi, complessi estimatori dell'acido citrico e dei baci alla francese, oramai veicolo di morte, non ci resta che essere spremuti e mescolati in una brocca capiente con del ghiaccio impuro e venduti a bicchieri da adolescenti americani per poco meno di un Dollaro, su una furtiva bancarella sorvegliata da una mamma armata col parrucchino (e per metà Messicana) che sogna di contribuire a riarmare l'esercito a sostegno di Israele.

I microchip temporale sottopelle, affogando per respirare, imparando anche a sanguinare senza chiamare il 118 ma cercando di limitare i danni con la colla a caldo, poiché sarai salvato solo in caso di estrema necessità, poco prima che Anubi si cimenti nella Psicostasia con quello che resta della tua anima, per sentirti vivo, in tutti i miei Sgarbi.

Ma torniamo un attimo all'indigestione: come citato nei paragrafi precedenti, l'indigestione da contenuti disfunzionali può portare attacchi improvvisi di eccessiva nausea e impellente evacuazione morale, ve ne sarete pure accorti se siete riusciti a leggere fin qui. 

Ma svuotarsi quando ci si sente davvero pieni, a volte è davvero la miglior soluzione a tutti i mali. 

A questo punto Chissenefrega, mi faccio due giri intorno alla fontana e... 

"Chi è nato a Gennaio si alzi si alzi, chi è nato a Gennaio si alzi in piè! E Bevilo, bevilo, bevilo e bevilo bevilo bevilo, tutt'un fiàt"

Ps. "Oggi un cinese mi ha detto che sono un "Glande", ma io mi sento più un coglione, onestamente..."



(Verba volant, rigurgito manent)

lunedì 4 gennaio 2021

LETTERA AD UN BARISTA MAI NATO: Tagliatella TO...rna




Grazie a questo stop letterario ho avuto la possibilità di conservare un Mondo parallelo ed illibato, fatto di fogli virtuali ancora bianchi e non sporcati dall'indecenza e dal dolore postumo che l "increpationes Corona vitae" ci ha riservato.

Non tutti i blocchi vengono per nuocere, e dall'inutilità che ne scaturisce si forma una sorta di protezione psicologica che al momento buono ci impone uno: "Stop" ma che non dimentica".

Tra le cose che ho perso in quest'ultimo anno vi è anche un libro. Non un libro riacquistabile, bensì un libro che avevo quasi completato. Un libro che sto cercando di recuperare pian piano e con meticolosità. Un libro di Bar, che sa di bar e per il bar...non un libro da Bar. Un racconto di situazioni affascinanti, vestite da due protagonisti senza nome ma intrisi dalle esperienze di ognuno di noi, quelle esperienze fatte di attimi e di self control scandite dal ritmo di una shakerata vigorosa a mani fredde, ma a cuore caldo.

Quest'anno abbiamo perso, chi più o chi meno abbiamo perso tutti. Abbiamo toccato la malattia e la morte così tanto da vicino che i gironi dell'inferno non fanno più paura. Anzi è agognata e richiesta quella sorta di Paradiso Musulmano dove scorre latte e miele, che con qualche goccio di buon rum potrebbe diventare un puch molto interessante, o magari una Canchancara.

Ma la cosa di cui mi accorgo più spesso esaminando i miei pensieri e quelli altri è che la cosa che ci fa più paura è il cambiamento. Quel tanto agognato cambiamento che prima o poi arriverà e sarà allora, che la verità a braccetto con la libertà verranno a galla e dovremmo essere allenati e forti per riuscire ad abbracciarlo. Non ci saranno più 3milioni di operatori di bar. Ci sarà una redistribuzione dell'operosità e degli addetti ad esso cosa che debbo ammettere, nel male, non me ne dispiace affatto.

"Sarò pronto accanto a te quando verrà il momento, quando il tempo ti restituirà quello che hai dato" recitava Paola Turci in un featuring con J-AX che puzza di anni 90: Fuck you.

Non potrebbe esserci titolo più appropriato per noi, cari colleghi. Mentre gli altri cantavano dalle finestre, noi ci prodigavamo affinché il dolore fosse lenito da due sorsi rinchiusi in una misera busta sottovuoto. Siamo andati contro le leggi, contro l'invidia, contro la voglia e la caparbietà di non fermarsi. Ricordo ancora i primi giorni di delivery quando ci cambiavamo i guanti di lattice in maniera compulsiva anche due o tre volte ogni dieci minuti, più o meno ad ogni due o tre campanelli suonati con la paura in corpo, coscienti e non di sfidare un nemico invisibile. Ma quando la porta si apriva e "loro" vedevano te, caro esperto di "psicobaristologia" erano felici anche se dieci giorni prima ti avevano lasciato inamidato e con il grembiule più cool del centro Italia ed ora si ritrovano all'uscio un Ris di Parma. Ma non era così importante: in quel momento portavi in dono la speranza, o Re Marcio.

Quello che abbiamo perduto è il silenzio. Quel silenzio che più precisamente potrebbe essere chiamato "alterazione dello stato di quiete" tra l'innumerevole caos condito e la musica ricolma di stress, ma che in un modo o nell'altro permetteva alla mente di fermare i pensieri. E lo stare chiusi in casa ci ha attivato, non disattivato. Sentendoci fin troppo riposati fisicamente, ci corichiamo ancora con troppi pensieri in testa che deformano il cuscino. Il sogno è diventato la nostra fuga. L'inconscio è diventato il nostro rifugio. E il giudizio più infimo l'arma più letale di tutti.

L'innumerevole tempo che abbiamo per pensare si è tramutato in un labirinto inespugnabile. 

"Goffredo de Marchis ha recentemente citato su La Repubblica un'intelligente iniziativa di Gianluca Nicoletti il quale ha lanciato in rete la proposta di segnalare i "locali per pensare" che ancora oggi esistono in Italia. La campagna trae spunto di ridar vita a quei contenitori di senso (bar, caffè, pub, ristoranti, club ma anche osterie ed enoteche, quei luoghi privilegiati di incontro e confronto per tanti intellettuali che nel Novecento hanno contribuito a far nascere nuove correnti di pensiero, espressioni artistiche, RIVOLUZIONE (aggiungo io) ed evoluzione sociale. 

Uomini e donne alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Ricordo che, appena arrivato a Roma alla fine degli anni Settanta, qualche volta capitavo al mattino non troppo presto al Bar Canova e vi vedevo Federico Fellini seduto al tavolo con Marcello Mastroianni che ridevano, parlavano fitto di chissà quale progetto, prendevano in giro qualcuno. Ho spesso immaginato che la Dolce Vita sia nata grazie anche a quei tavolini davanti a Piazza del Popolo, spalle al Pincio e a Caravaggio con in mano quei bicchieri di spremuta di mandarino che Federico Fellini amava (e dove, a volte, aggiungeva anche qualche buona dose di liquore)"

Ecco che, citando un paragrafo del libro "Libertà" di Paolo Crepet, la riflessione sorge spontanea: cosa saremo dopo questa grande prigionia in cui abbiamo avuto così tanto tempo per sprecare il pensiero? Riusciremo ad avere la forza finalmente di cambiare una generazione condita dal nulla e dalle continue crisi che ci hanno reso prima schiavi, poi malati ed infine poveri?

Molto spesso ci dimentichiamo di quanta Rivoluzione ci passa tra le mani bagnate ogni volta che asciughiamo una lavastoviglie e che il vapore ci scrub-ba i punti neri. Spero che, quei bicchieri tanto insaponati, un giorno possano parlare di me e della mia faccia tanto pura, quella che ogni sera mi permette con fierezza di guardarmi allo specchio e darmi la buonanotte prima di dormire.

E tu, caro lettore o caro collega, quando arriverà quel giorno in cui potrai riafferrare tra le mani una tazzina da caffè, vera, in ceramica, col piattino ed il cucchiaino inamidato e potrai condire il tuo buongiorno con un abbraccio ed un bacio sulla guancia, ricordati di questa lettera ad un barista mai nato, perché il prossimo che nascerà sarà un Rivoluzionario e tu farai parte della sua Rivoluzione poiché volente o nolente, stai inconsciamente perorando la sua causa.

Scrivo con la mia pappagalla appollaiata sul braccio. Benché abbia un cranio relativamente piccino ed insopportabile è estremamente intelligente. Forse 30 volte più piccino del nostro. Non vedo perché non potremmo provare ad esserlo più spesso anche noi, senza chiuderci in innumerevoli scuse e bazzecole travestite in esubero dalla moltitudine di filtri Instagram con cui ci modifichiamo la coscienza.

Persino Virgilio traducendo Omero tradusse "Hippos" con cavallo, ma in realtà si stava parlando di una nave fenicia. Sono 2200 anni che la gente crede che gli achei abbiano regalato un cavallo ai troiani.

Lasciamoci condizionare: la verità, quella pura e limpida un giorno salverà il Mondo. E anche il nostro.